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ASCOLI  SATRIANO ON WEB

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FLORA BOZZA  / Facebook  nella mia esperienza di interrnauta   

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Rivoluzione copernicana al pari della scoperta del fuoco, della nascita del cinema o dell’uso della penicillina, il computer ha modificato irreversibilmente usi e costumi dell’umanità.
L’avvento di
social network come Facebook, My Space ed altre piazze virtuali (ove l'immersione in una dimensione della comunicazione esaltante al massimo l'accesso all'offerta  delle informazioni e la relativa acquisizione nonché lo scambio e la partecipazione a molteplici forme di emozioni, esperienze umane, progetti, flussi di idee) da un lato favorisce la socializzazione, la maturazione degli interlocutori attraverso dialogo e confronto , e dall'altro induce  a riflettere non soltanto su pregi e difetti dei nuovi strumenti mediatici, ma anche e, soprattutto, circa l’effetto degli stessi sulla vita delle persone.
Considerando la mia personale esperienza di internauta, posso affermare con certezza che uno degli aspetti più’ affascinanti del mondo informatico, ossia la possibilità di creare e gestire a propria discrezione un universo parallelo alla propria quotidianità, costituisce altresì il maggior pericolo per quanti non riescono a coglierne il valore subalterno rispetto alla realtà.
A tal proposito, concordo pienamente con l’opinione di don Domenico Pompili, direttore dell’ufficio di comunicazioni sociali della Santa Sede; opinione espressa, non senza destare notevole clamore mediatico, in occasione del convegno
“Chiesa in rete 2.0” tenutosi lo scorso gennaio a Roma.
Il portavoce della
CEI, ponendo l’accento sul dilagare di una nuova forma di individualismo (definito dal sociologo spagnolo Castells ‘networked individualism’), ha evidenziato come Facebook possa rappresentare il canto delle sirene di una generazione che ha perso o, forse, non ha ereditato dalla precedente quasi tutti i punti di riferimento. L’uomo, per sua stessa natura “animale politico”, necessita di vivere la città come espressione del proprio io e di interagire con l’altro sulla base di alcuni valori imprescindibili quali l’educazione, la cultura, il dialogo, l’ecumenismo sociale, che connotano i rapporti veramente umani.
Negli ultimi decenni, invece, è imploso ancora una volta tutto il castello delle certezze inconcusse e i
social network spesso, al pari di altre manifestazioni susseguitesi nei vari secoli, sono una delle risposte al disagio esistenziale.
Credere nell’esistenza di un luogo utopico, nel quale trovare piena corrispondenza alle proprie inclinazioni ed aspettative, non è molto dissimile, fatte salve le dovute differenze, dall’abbracciare
tout court un’ideologia politica, dal cercare un nuovo linguaggio poetico per esprimere il mutare dei tempi. All’incirca due settimane fa, hanno suscitato non poco clamore e proteste alcune dichiarazioni di esponenti dell’attuale maggioranza di governo
circa l'intendimento di voler superare le antiche divisioni tra caduti repubblichini e partigiani nel secondo conflitto mondiale, onorandone insieme la memoria. Tralasciando ogni possibile discussione in merito (non attinente, tra l’altro, al tema), desidero tuttavia porre l’attenzione su alcune delle motivazioni che abbiano potuto indurre tanta gente a seguire Mussolini nella fondazione della Repubblica Sociale Italiana nel 1943.
Sicuramente il sapere di doversi confrontare con la propria coscienza ed il terrore di potervi scoprire un forte senso di fallimento, non disgiunti dalla paura di conoscere l’ambiguità del dubbio, avranno spinto molti a restare fedeli all’illusione fascista.
Identiche motivazioni invogliano le nuove generazioni a cercare rifugio nei social network, in quanto la parte più intrinseca dell’animo, sede dei sentimenti, non muta in base alle trasformazioni socio-culturali: a cambiare, nelle epoche storiche, non sono  le ineludibili risposte che l’uomo si trova a dover dare  ai grandi interrogativi esistenziali, ma, se mai,  le forme  di esteriore adeguamento  al mutato contesto di vita.
Facebook, agorà contemporaneo, ha assunto, fin dalla sua prima apparizione nel 2004, un importantissimo ruolo strategico nell’universo della comunicazione, che con il trascorrere del tempo cresce in maniera esponenziale. Ogni settimana, infatti, Barack Obama registra un video (inserito, poi, nel circuito di “You Tube”), in cui spiega agli americani quali progressi in questo grave momento di crisi mondiale stia facendo l’economia statunitense ed inoltre, alla stregua di tanti altri politici anche italiani, gestisce personalmente una pagina su Facebook, interagendo con i suoi interlocutori.
Questi, solo due dei numerosi exempla che si potrebbero citare, al fine di dimostrare quale immenso potere abbiano oggi i social network non soltanto come vetrina ove pubblicizzare la propria immagine, ma anche come spazio virtuale di confronto, di tribune politiche dall’amplissimo spettro.

Nei giorni successivi al decesso di Eluana Englaro o all’indomani del sisma aquilano, in quanto fan di Clemente J.Mimum, e quindi abilitata a scrivere sulla sua bacheca, ho potuto, relazionandomi con altri utenti e leggendo le risposte date dal direttore del TG5 ai quesiti postigli, allenare la mia mente ad un esercizio dialettico dai toni moderati, alla comprensione delle altrui idee nel rispetto delle varie personalità. La spinta istintiva all'aggregazione dei consensi e l’abitudine al confronto sono per me molto importanti, dal momento che, a volte, percepisco quanto l’essere figlia unica, e di conseguenza sovrana incontrastata dell’ universo casalingo, mi induce ad udire, ma non ad ascoltare o a considerare le infinite sfumature di grigio esistenti al mondo.
Essendo gratuito, popolare e gestito dai suoi stessi fruitori, Facebook impone, a quanti lo usino alla stregua di un organo mediatico, l'utilizzo di un linguaggio non retoricamente costruito o esclusivamente tendente ad allettare i lettori, per vendere più copie della concorrenza o avere uno share maggiore C’è, forse, quel ritorno alla purezza dei contenuti  non sapientemente e, spesso, politicamente orchestrata e alla ricerca di uno stile non vincolato alla creazione dello scoop; qualità tutte queste fortemente volute da Giovanni Spadolini e dibattute sulle colonne de ”La Nuova Antologia” nei primi anni novanta del secolo scorso.
Nessun tipo di campagna elettorale trova terreno fertile tra le bacheche di Facebook. Anzi alcuni tentativi effettuati in tal senso da tutti gli schieramenti hanno irritato gli utenti a tal punto da indurre gli stessi ad aderire a campagne contro tale possibilità. Ritengo che il carattere anfibio  del social network, pubblico e nello stesso tempo privato, sia la chiave di lettura per la comprensione del perché di questa idiosincrasia.
Infatti, il ricevere l’invito di un amico a divenire membro di un qualunque gruppo sostenitore di un qualsiasi candidato o di una fazione politica lascia spazio alla discrezionalità dei singoli di aderirvi oppure no.
D’altro canto, poiché gli iscritti a Facebook vedono nell’ home page soltanto i posts, cioè le notizie riguardanti i propri amici e dal momento che tutti i fruitori sono liberi, nei limiti dettati dall’etica e dal buon gusto, di riempire la loro personale bacheca come meglio credono, ognuno può scegliere se accettare o meno di relazionarsi con l’altro. A me è capitato di escludere un paio di persone dalla lista degli amici, a causa di continue e veementi accuse al Papa e alla Chiesa, dopo un serrato confronto sul valore della moderazione e dell’eleganza verbale nel dialogo.
Linea di condotta diametralmente opposta nonché poco signorile sarebbe stata il concedere ai politici spazi a pagamento per farsi pubblicità, invadendo la privacy altrui.
I social network sono ginnasi della comunicazione, palestre ideali per coloro che vogliano intraprendere le professioni del giornalista o dell’addetto stampa.
Da fondatrice del gruppo internautico a sostegno dell' Associazione “Amici del Museo Civico di Foggia” posso affermare che, oltre all’estrema facilità nella divulgazione delle notizie, Facebook permette di snellire dai tratti accademici la propria penna e di velocizzarla al massimo, in quanto la comunicazione in tempo reale, tipica del medium in discorso, obbliga ad usare uno stile scarno e mirato all'assoluta essenzialità, del tutto sordo alle sirene della ricerca linguistica e dell’articolazione complessa del periodo.

 

                                                                                     Flora Bozza

 

         Foggia, 14 06 09

 

FLORA BOZZA  / Facebook  nella mia esperienza di internauta