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Carmine de LEO / DAL BAIULO AL PRETORE / La Giustizia ad Ascoli Satriano 4/9
| 1°- Dal Baiulo all' Ufficio Doganale | 2°- Dal Giudice di Pace al Giudice Regio | ||
| 3°- Dal Giudice di Mandamento al Pretore | Tavole fuori Testo | Ringraziamenti Nota Bibliografica |
Capitolo Primo
DAL BAIULO ALL' UFFICIO DOGANALE
Nella parte meridionale della provincia di Foggia sorge uno dei centri più antichi della Capitanata, la cit- tadina di Ascoli Satriano, nel cui territorio sono attestate frequentazioni umane già verso il neolitico in- feriore.
Ascoli è fra i pochi centri abitati di origine preromana che, attraverso una sorprendente continuità storica, occupano oggi pressappoco lo stesso sito della città antica.
All’incirca sulle colline di San Potito, Pompei e Castello si estende, infatti, l’area del centro romano di Ausculum (1).
In posizione notevolmente strategica verso uno stupendo scenario naturale, che spazia dalle alture del Sub Appennino fino al promontorio garganico, il centro di Ascoli domina la piana della Capitanata.
Un autore, il Giustiniani, verso la fine del Settecento scrive di Ascoli: “Ella risiede in un’amena collina, la quale s’innalza dal basso livello di Puglia, e dirigendosi da settentrione a mezzodì, dopo il tratto di un miglio in pendio straripevole, ma praticabile a’ calessi, s’impiana e vi si vedono tre rialzi, che figurano un triangolo. il primo isolato, ed ispido, guarda il settentrione, e gli altri due dividendosi i punti di oriente, ed occidente, lasciano nel mezzo un concavo, nel cui seno è la detta città... Gode un’aria salubre e nelle sue alture di un orizzonte estesissimo, eccetto che dalla parte di mezzodì a ponente, a cagione de’ vicini monti”(2).
Altra descrizione più antica di Ascoli Satriano è fatta da un diplomatico pontificio che visita il Regno di Napoli verso la fine del Seicento... “E’ mediterranea, non troppo staccata da gioghi dell’Appennino, nè molto disgionta dalle sfrante reliquie del vecchio Ordeone, posta in cammino fra Napoli e Bari... Si vede in eminenza il suo Castello, e sparse comode Case, e Palazzi. Può’ credersi antichissima per la memoria illustre, che ne recano, Frontino, Plinio, Plutarco, Eutropio, Zonara, Florio, Horazio, e altri”(3).
Fiorente già in epoca dauna, il nome dell’abitato, Ausculum, è di origine osca ed appare già in alcune monete antiche. Verso il IV secolo il centro dauno di Ascoli inizia ad entrare nell’area della cultura romana e la cittadina viene citata da alcuni autori classici in occasione della battaglia fra l’esercito romano e le truppe del re Pirro, scontro avvenuto nel 289 a.C., proprio nei suoi pressi.(4)
L’appellativo di Satriano viene aggiunto al nome della città dopo l’Unità d’Italia e risale all’epoca romana; infatti, una gens Satria è citata in una epigrafe esistente, almeno fino al XV secolo, presso la chiesa oggi scomparsa di San Pietro al Piano, nei pressi di Ascoli, sulla via per Ordona.(5)
L’importanza del centro di Ascoli in epoca romana viene spesso sottolineata anche in diversi documenti di epoche più recenti, come in una seduta straordinaria dello stesso Consiglio Comunale di questa cittadina, tenutasi pochi anni dopo l’Unità d’Italia, nel 1864 e nel cui verbale è detto: “essere questa Città, come è ben noto a tutti, decantata nella antica istoria per uno dei più abbienti Municipi a tempo dei Romani”. (6)
Ma Ascoli continua ad essere una delle cittadine più notevoli della Capitanata anche dopo la caduta dell’impero romano; la sua importanza economica e strategica per la posizione dominante e facilmente difendibile dell’abitato ne fa uno dei centri fortificati più importanti del nostro territorio durante le lotte fra i Longobardi ed i Bizantini; sconfitti definitivamente dai Normanni nel 1041 nei pressi del fiume Ofanto, in località Montemaggiore. (7).
Il Cristianesimo si è intanto diffuso saldamente in Ascoli e nel suo territorio. Abbondano, infatti, oltre che entro le mura della stessa città, anche nelle contrade circostanti, i beni immobili, case e terreni, di potenti monasteri come l’Abbazia di Montecassino, quella della SS.Trinità di Venosa, Santa Sofia di Benevento, la SS. Trinità di Cava ed altre.
Questa peculiarità ha favorito la presenza di non pochi documenti relativi a lasciti, permute, sentenze e donazioni, aventi come soggetti le grandi abbazie. Questi preziosi diplomi compongono uno spaccato della vita e della storia della città di Ascoli e sono conservati, ancora oggi, nei vetusti archivi dei monasteri di Montecassino, Cava, Benevento e nella Biblioteca Vaticana .
Proprio in alcuni di questi importanti documenti vengono citati per la prima volta alcuni giudici di Ascoli: nella città, almeno a partire dal periodo Normanno, è presumibile la sede un Baiulo, figura di magistrato confermata poi nel periodo federiciano.
Negli atti notarili rogati negli anni intorno al 1000 compaiono i nomi di alcuni “giudici”, ma si tratta in verità di “Giudici ai contratti”, funzionari regi che con la loro presenza danno validità agli atti rogati dai notai, specie di supervisori che tutelano eventuali interessi dello Stato.(8)
Uno dei primi giudici ai contratti di Ascoli, che viene citato in un documento del Dicembre dell’anno 941, è tal Wiselgardus, di chiara origine longobardica (9). Ancora nel Novembre del 994 ecco un altro "Giudice ai contratti", Smaragdus di Ascoli.(10)
Pochi anni dopo, il 2 Dicembre del 999, in una sentenza di restituzione ad Aldemaro, preposto del monastero di Montecassino, di una casa situata in Ascoli, sono citati i giudici “Musandi et Maraldi” della città di Bari ed il giudice “Rossemannus de civitate Asculo”. (11)
Diversi nomi di giudici ai contratti di Ascoli sono citati ancora in vari documenti del X ed XI secolo: Giovanni, Adelferius, Ursus, Sico, Tubakyus, Ioannoccarus, Maragdus, Grimoaldo, Petracca, Rufus ed altri.(12) Alcuni di essi sono stati anche notai, come il Petracca. (13)
Fra tutti questi funzionari sembra emergere per importanza Maragdus, che è definito: “curialis iudex” ed opera intorno agli anni 1121 - 1132. (14)
Circa due secoli dopo queste citazioni di giudici curiali e di giudici ai contratti operanti in Ascoli, le notizie sull’argomento restano scarne anche per quanto riguarda il periodo relativo alla dominazione Sveva, che in Capitanata, a Foggia, ha corte e centro amministrativo, oltre che nella non lontana Melfi, ove sono emanate le famose “Costituzioni Melfitane”.. (15)
Proprio l’Imperatore Federico II di Svevia conferma al Vescovo di Ascoli il diritto di esercitare la giurisdizione, oltre che sui chierici, anche sugli Ebrei residenti nella sua Diocesi, privilegio già precedentemente concesso dal normanno Guglielmo II. (16)
L’amministrazione della giustizia nel periodo federiciano ad Ascoli è affidata ai baiuli, figura di magistrato che, anche se presente già in epoca normanna, acquista spessore e competenze sicuramente maggiori nel successivo periodo svevo e soprattutto dopo la emanazione delle Costituzioni di Melfi, vero e proprio corpo organico di leggi promulgate nel 1231 dall’imperatore Federico II, nell'intento di accentrare nelle sue mani il potere dello Stato, codificandone il diritto.(17)
L’importanza della corte baiulare nei centri periferici è paragonabile in parte al più moderno Pretore: il Baiulo è l’unico magistrato svevo con competenze sia civili che penali. Egli, tra l'altro, è anche il “puerorum custos”, come oggi il Pretore è giudice tutelare dei minori.
Nel campo penale il Baiulo è competente per le accuse relative ai piccoli furti, alle ingiurie, alla vendita con pesi e misure contraffatti e ad altri minori contravvenzioni; ha l'obbligo di decidere entro due mesi dalla data di presa cognizione della causa; è affiancato, in casi particolari, da un altro giudice, detto “assessore”; a livello locale esercita anche la vigilanza su tutti i beni del re. Come per gli altri giudici regi, il suo mandato è annuale e l' assunzione in servizio decorre dal mese di Settembre. (18)
Ai baiuli sono demandate anche funzioni di polizia giudiziaria nonché i poteri di effettuare un' istruzione preliminare nel caso di reati più gravi di competenza dei giudici superiori.(19)
Superato il periodo svevo e saliti sul trono di Napoli gli Angioini, aumenta la pressione fiscale e gli Ascolani inviano quattro delegati presso la corte di Carlo II con l'incarico di concordare una più equa tassazione. Il Re, al fine di dirimere più speditamente le sole vertenze fiscali, nomina sei Ascolani giudici speciali, col mandato di operare pure durante le due fiere che, per tradizione, hanno luogo in Ascoli Satriano il 14 gennaio e l’8 settembre.(20)
Nel campo giudiziario, una caratteristica del periodo svevo è soprattutto quella di vietare ai baroni ed agli altri feudatari del Regno di esercitare funzioni giudiziarie, riservate solo ai funzionari di nomina regia.(21)
Con la venuta degli Angioini questo divieto si attenua, mentre è con la successiva dominazione aragonese che le competenze giudiziarie subiscono alcune incisive trasformazioni.
Alfonso d’Aragona, per salire al potere, necessita dell’alleanza di molti feudatari, che vi contribuiscono sia in denaro, che in aiuti militari diretti. A questi feudatari, per riconoscenza, egli concede il diritto di amministrare la giustizia nelle città e nei territori ad essi sottoposti.
Ascoli ha quindi la sua corte feudale, che mantiene anche dopo la istituzione, nel Quattrocento, della Regia Dogana della Mena delle Pecore, con sede dapprima in Lucera e poi a Foggia.(22)
Pochissimi documenti abbiamo sull’attività svolta, in Ascoli e nel suo territorio, dalle corti feudali, rette dai diversi duchi e baroni.
Questa città, a partire dal Seicento, diventa signoria dei duchi Marulli, già ricchi commercianti, che hanno ottenuto il titolo ducale con l’acquisto del feudo. Essi rimangono signori di Ascoli fino ai primi anni dell’Ottocento ed i loro discendenti possiedono il Palazzo Ducale di questa città fino alla metà del secolo scorso.(23)
La “Ducal Corte della città di Ascoli” è citata nel 1769 in una causa civile tra la “ M.ca Università di Ascoli e Giuseppe Rosiello della med.ma”.(24)
Ancora alla fine del Settecento, in un atto notarile stilato in Ascoli, sono indicati alcuni documenti... “formati da questa Ducal Corte Ascolana” relativi al “Signor Presidente D. Nicola Vivenzio Avv.to Fiscale della Regia Giunta di Economia di Napoli”.(25)
Altro documento, che cita la “Ducal Corte”, risale al 24 Settembre del 1797 ed è relativo alla nomina dello scrivano doganale di Ascoli don Giovanni Sciarrilli.(26)
E’ proprio quest’ultima figura, lo “scrivano doganale”, che testimonia la presenza in Ascoli, a partire dal Cinquecento, di una seconda giurisdizione, quella del Tribunale speciale annesso alla Regia Dogana per la Mena delle Pecore.
Questo istituto ha lo scopo di sfruttare i pascoli demaniali, aggiungendovi anche alcuni pascoli privati ed obbligando, sotto pagamento di una tassa, i proprietari di armenti a farli svernare nei territori sottoposti alla giurisdizione della Regia Dogana.
Le competenze della Regia Dogana per la Mena delle Pecore, che ha sede per breve tempo in Lucera e poi definitivamente in Foggia, sono dettate da Alfonso d’Aragona in una prammatica dell’1 Agosto 1447 diretta al doganiere catalano Francesco Montuluber.(27)
Per i sudditi, detti “locati”, interessati alla pratica della transumanza, viene anche accordato un foro privilegiato(28) ovunque essi si trovino nel Regno, non solo in qualità di imputati, ma anche come querelanti, o attori, oppure convenuti:sia in atti penali che civili, i locati possono pretendere di essere giudicati esclusivamente dal foro privilegiato della Regia Dogana.(29) In quell’epoca di soprusi ed angherie da parte delle corti baronali, il privilegio del foro doganale costituisce una vantaggiosa concessione, estensibile anche ai familiari ed alla servitù.
Il principale organo giudiziario della Regia Dogana è il suo Tribunale, formato da quattro magistrati. In proposito un autore settecentesco, Andrea Gaudiani, scrive che essi sono: “il regio governatore, l’auditore e due credenzieri... Fuori il Tribunale vi è il Libro maggiore, l’archiviario e trenta cavallari che assistono nella campagna a custodire gl’erbaggi, che tengono nome d’officiali”.(30)
I giudici del Tribunale doganale diminuiscono in seguito di una unità ed i due credenzieri sono sostituiti da un “Avvocato fiscale”.
Nei luoghi di residenza di alcuni locati, in città anche lontane da Foggia, sede del Tribunale doganale, quest’organo giudiziario speciale si avvale dell’operato dei Cavallari, ufficiali doganali che, coadiuvati da uno scrivano, fra i loro compiti hanno anche la possibilità di comporre le controversie di minore importanza sorte fra i locati della Regia Dogana o fra questi ultimi ed altri cittadini.(31)
Con la prammatica emanata nel 1668 dal viceré don Pedro d’Aragona è concessa al Tribunale doganale la possibilità di richiedere ad organi giudiziari superiori, quali il Sacro Consiglio o la Gran Corte della Vicaria, le oratorie, ovvero la traduzione di sudditi eventualmente detenuti e la trasmissione anche gratuita di quegli atti processuali in cui sono interessati i locati.(32)
La presenza degli ufficiali doganali è ristretta alle città più importanti, il cui territorio è in parte soggetto alla Regia Dogana. Essi, infatti, sono presenti in Capitanata e nelle province confinanti, come nei centri di Apricena, San Severo, Lucera, Manfredonia, Cerignola, Ascoli, Melfi, Spinazzola, Venosa, Andria e Ruvo.(33).
Nel 1617 ai Cavallari e Ufficiali Doganali viene riconosciuta la possibilità di "comporre le vertenze insorte tra i locati anche in confronto di altri cittadini, sempre quando la controversia non sia tale da richiedere la redazione di atti processuali, formalità ufficiali di dibattimento o pubblicazione di sentenza. Viene così consentita competenza nelle cause non eccedenti il valore di trenta carlini. Quando, invece, si tratta di questioni più gravi, sono tenuti a raccogliere e compilare gli atti necessari, rimettendoli, tranne i casi d’urgenza, con una commessa mensile alla Dogana. E analoga procedura è tenuta in tutte le cause penali delle quali è inibita la conoscenza e i cui atti, insieme agli imputati eventualmente in stato di detenzione, devono essere mandati al Doganiere, qualunque ne sia l’importanza”(34)
Con l’avvento della Regia Dogana gran parte dei territori della Capitanata e delle province limitrofe è divisa in “Locazioni” gestite direttamente da questo istituto governativo. Una di queste è quella detta del Feudo di Ascoli e Fabrica, che si estende in un vasto territorio fra i fiumi Cervaro e Carapelle, oltre che sul Bosco dell’Incoronata ed e affiancata dalla locazione di Cornito.
La presenza nella cittadina di Ascoli di un Ufficiale Doganale è giustificata, quindi, anche dalla vastità del territorio delle locazioni appena citate.
Notizie di Ufficiali Doganali residenti in Ascoli ricorrono già nel Quattrocento, quando è citato tal “Jannaccone della Terra di Palena” e poi nel 1589, anno di un documento del 28 Febbraio, ove è citato l’Ufficiale Doganale Fabio Antinoro, a cui viene ordinato dall’uditore del Tribunale della Regia Dogana di restituire 36 ducati depositati da alcuni “massari di campo” di Candela nel corso di una causa intentata da varii locati di San Giuliano.(35)
Gli ufficiali doganali sono in parte mantenuti a spese dei comuni dove hanno residenza ed esercitano le loro funzioni e ancora nel Settecento, nel catasto onciario di Ascoli, nell’elenco delle varie spese sostenute annualmente dal comune, vi sono indicate anche quelle “ per la Corte Locale e per l’Ufficiale della Regia Dogana di Foggia residente in questa Città d’Ascoli”-(36)
L’importanza della funzione giudiziaria dell’Ufficiale Doganale residente in Ascoli è sottolineata da una documentazione riferita soprattutto al periodo settecentesco e relativa all’attività di alcuni di questi particolari funzionari e giudici periferici del Tribunale della Regia Dogana di Foggia: accettazione di querele; stesura di verbali di conciliazioni fra le parti in causa; disposizione di perizie mediche ed effettuazione di istruttorie sommarie.
La varia documentazione inerente i procedimenti trattati dagli Ufficiali Doganali rappresenta uno spaccato della vita sociale di Ascoli nel Settecento. Nei procedimenti, infatti, vi sono citati luoghi, personaggi, professioni ed allegate anche piante inedite di quartieri della città.
Questa preziosa documentazione testimonia un esercizio della giustizia, seppur di minore competenza, documentato sempre con atti scritti sull’attività eseguita, come gli interrogatori, le perizie, le notifiche ecc.; consuetudine, quest’ultima, rarissima per l’epoca, dal momento che presso la coeva miriade delle corti feudali e baronali si procede soltanto con dibattimenti orali.
Analizzando la documentazione superstite relativa all’attività degli Ufficiali Doganali residenti in Ascoli conosciamo anche i nomi di alcuni di essi, come: Tommaso Centomani, che insieme allo scrivano Bartolomeo Tedeschi o Todeschi è citato in un procedimento penale dell’anno 1771 a carico di tale... “Giuseppe Giordano alias Melagna di Ascoli”, per ferite inferte a... “Emilio Palumbo, maestro fornaciaro di Ascoli”.(37)
Tommaso Centomani appartiene ad una famiglia benestante di Ascoli, già attestata fra i casati nobili della città verso la fine del Seicento(38). Egli è anche “deputato” per la formazione del catasto onciario della città nel 1753, documento in cui lo stesso è descritto come soggetto... “d’anni 54” che abita in un suo palazzo sito in località “forno vecchio”, coniugato con Anna Maria Pennetta d’anni 50. Fra i suoi figli è citato anche Paolo, d’anni 13, destinato, come vedremo, a seguire le orme paterne e ricoprire la carica di Ufficiale Doganale di Ascoli per molti anni, dal 1783 e fino al 1804.(39)
Lo scrivano della Regia Dogana che coadiuva il Centomani è tal Bartolomeo Tedeschi, pure di Ascoli, figlio di Ermenegildo e Agata d’Ursi. Nell’anno 1753 egli risulta avere 26 anni ed è già coniugato con tale Rosa Ruggieri d’anni 23.(40)
In un altro documento si legge: "Nel 1772 davanti al Sig.r D. Tommaso Centomani Ufficiale della Regia Dogana di Foggia residente in Ascoli ed al suo scrivano Bartolomeo Tedeschi compariscono Vincenzo Gallo e Maria Piccialli coniuge della stessa e dicono come all’undici di questo corrente mese di Giugno, stando essi a spicolare nella ristoppia di Agostino Romano nelle pertinenze di questa medesima città, e proprio nel luogo detto Montecorbo di unità con molta altra gente paesana, accorse Vincenzo Romano di lui figlio con uno zappullo in mano, e tirò alcuni colpi di esso à detta Maria, tra l’altri ne riceve uno fierissimo sopra di una coscia, che restò semi viva in terra cascata”(41)
Il fascicolo processuale, formato diligentemente dallo scrivano doganale Bartolomeo Tedeschi, raccoglie anche la perizia medico legale ordinata dall’Ufficiale Doganale al ... “Mag.co Chirurgo don Antonio Dellabella di questa città di Ascoli d’età d’anni sessanta quattro”, il quale, visitata Maria Piccialli, riporta che. “ tiene una contusione con lividura di sangue sopra il ginocchio sinistro, longa quattro dite... causata a mio giudizio e fatta di fresco da istrumento contundente, che non abbiamo stimata pericolosa di vita”. (42)
Il Centomani ed il Tedeschi sono citati anche nel 1773 in un
procedimento penale in cui “Antonio Giannetta della
città di (La)Cedonia Appaltatore delle Carni...con sua istanza fece querela
criminale contro Dom.co Fattobene per alcune parole ingiuriose ricevute dal
medes.mo ed altre minacce”(43)
Nel giugno dello stesso anno, il Centomani ed il Tedeschi esercitano le loro
funzioni giudiziarie nel procedimento penale a carico di Vincenzo Fascino e
Francesco Saverio Mariano per ferite in danno di Saverio Panico.(44)
In questo processo penale l’Ufficiale Doganale Tommaso Centomani ordina anche due perizie medico-legali, che vengono effettuate rispettivamente dal... “M.co Fisico Chirurgo don Francesco Antonio Mastromattei di questa Città d’Ascoli, d’età sua d’anni cinquanta” e dal... “M.co chirurgo don Antonio Dellabella di questa Città di Ascoli”.(45)
Nel 1774 abbiamo un nuovo Ufficiale Doganale nella persona di Giovansabbato Bari, mentre lo scrivano è sempre Bartolomeo Tedeschi, che redige gli atti processuali relativi alla causa penale a carico di Cardone Anna per offese e percosse in danno di Volpe Maria, entrambe di Ascoli.(46)
Giovansabbato Bari risiede, almeno dal 1753, ad Ascoli e nel catasto onciario di questa città è indicato come un individuo di anni 48 che... “abita in casa propria palazziata sita alla piazza”.(47)
Questo nuovo Ufficiale Doganale non è destinato però a ricoprire per molti anni tale carica. Infatti, già nel 1780, l’Ufficiale Doganale è nuovamente Tommaso Centomani.(48)
La fine della non lunga carriera di Giovansabbato Bari è da ricercare in un processo penale a carico dello stesso per percosse ed offese nel 1778, anno al quale risale un procedimento relativo all’... “appuramento de’ fatti esposti da Nicola Oliveto contro D. Gio.Sabbato Bari ufizial Dog.le di questa città di Ascoli. Per commissione dell’Ill.mo Sig. Presid.te di Foggia”.(49)
L’imparzialità del Tribunale della Regia Dogana era quindi una garanzia anche per l’esercizio della giustizia nei centri più periferici e contro i suoi stessi giudici e funzionari.
Ancora l’Ufficiale Doganale Tommaso Centomani, coadiuvato dal nuovo scrivano Giovanni Sciarrilli, o Sciarrillo, istruisce la causa penale per occupazione indebita di un terreno di Nicola e Marcantonio Rinaldi da parte di Pietro Bernardi di Ascoli.(50)
Il nuovo scrivano Giovanni Sciarrilli, figlio di ... “Niccolò, del quondam Potito” e di Anna Rosati, ha 11 anni nel 1753, anno in cui è citato nel catasto onciario di Ascoli.(51)
L’Ufficiale Doganale Tommaso Centomani nel 1781 è ancora citato con lo scrivano Giovanni Sciarrilli in una causa penale a carico di Francesco Randolfi per un furto commesso in una bottega sita in Ascoli di... “varie paia di provole, caciocavalli ed altro ancora” in danno di “Vito Capozzi pubblico negoziante di cacio all’ingrosso”.(52)
Nel 1783, nella causa a carico di Giuseppe Golia di Zungoli per percosse in danno di “Giuseppe La Salvia della città di Ascoli... Curatolo della Mass.a di Campo di Michele, Antonio e Vincenzo F.lli Romano di questa città”, compare un nuovo Ufficiale Doganale, Paolo Centomani.(53)
Figlio di Tommaso, Paolo Centomani è destinato a ricoprire questa carica per molti anni e fino alla sua morte, avvenuta il 9 Febbraio del 1804, dopo una lunga malattia.(54)
Dell’attività di questo nuovo Ufficiale Doganale si conservano ancora alcuni procedimenti penali: contro Vincenzo Sciarrillo del 1783 per ferite in danno di “Maria Ascone nella propria casa sita nella strada denominata il Passeggiaturo della Città di Ascoli”;(55)e contro Domenico Bibona di Castelvetere per minacce proferite nei confronti di Leonardo Colasanto nella sua “Massaria di Campo sita nel luogo denominato il Palazzo d’Ascoli”.(56)
Lo scrivano doganale è sempre Giovanni Sciarrilli, che compila e raccoglie nel 1784 gli atti istruttori del procedimento penale a carico di “Vincenzo Zizzi, alias Nasone di Ascoli” per offese e percosse in danno di “Giacinta Izzo moglie di Antonio Ricciardi di Novola di Lecce domiciliati nella città di Ascoli alla sua Casa e Bottega di merciaro nella pubblica Piazza della stessa, nella strada detta le Chiaviche”.(57)
Nello stesso anno, ad un corposo incarto processuale, è allegata anche una pianta inedita di una parte del centro abitato di Ascoli con l’indicazione di vie e palazzi, nei pressi dei quali è avvenuto il seguente incidente: la “frattura di una gamba dolosamente colla ruota di un traino... nella strada della Madonnella” a Carlo Merola, figlio minore di Francesco, entrambi di Ascoli; il “traino” era condotto da tal Nicola Gallo. Gli atti processuali relativi sono istruiti dall’ufficiale doganale Paolo Centomani e dal suo scrivano Giovanni Sciarrilli.(58)
Un non precisato Ufficiale Doganale residente in Ascoli è citato in una causa civile del Tribunale della Dogana nel 1792 fra l’Università di Ascoli e Giuseppe Granotti e Potito Giordano.(59)
Negli ultimi anni del Settecento un nuovo scrivano doganale è attivo in Ascoli: Abdon Grassichi, che, deceduto nel 1795, lascerà vacante la carica e Giovanni Sciarrilli vi sarà nuovamente nominato "per l’esperienza da lui ormai acquisita". L’Ufficiale Doganale dell’epoca, Paolo Centomani, scrive infatti al Presidente del Tribunale della Regia Dogana di Foggia che... “essendo passato da questa a miglior vita D. Abdon Grassichi, che esercitava la carica di scrivano di questa Dipendenza Doganale, per non rimaner vacua tale carica, si deve occupare giacchè io per le indisposizioni podagriche e chinagrie che non mi permettono poter scrivere in tutte le occorrenze, mi son servito della persona di D. Giovanni Sciarrilli uomo espertissimo in tal officio, per aver esercitato simile carica anni addietro con sommo decoro ed espertualità".(60)
Il presidente del Tribunale doganale, prima di nominare nuovamente lo Sciarrilli, nonostante i suoi buoni precedenti lavorativi, ordina nuove ed accurate informazioni per appurare se lo stesso abbia precedenti o pendenze penali presso la Corte Ducale di Ascoli.(61)
La carica di scrivano del Tribunale doganale non è un incarico da sottovalutare, soprattutto per le sedi periferiche della Dogana: a tale carica vengono nominati individui di provata esperienza, che molto spesso provengono dai ranghi notarili, come Francesco Gasparrini di Melfi, già “Notaio Regio” in quella città , che viene nominato scrivano doganale in Ascoli verso l’anno 1799 ed i cui discendenti saranno poi impegnati come cancellieri presso la Giudicatura di Ascoli nell’Ottocento.(62)
Nei primi anni dell'Ottocento l’Ufficiale Doganale residente in Ascoli è sempre Paolo Centomani, di cui il “Diario” dei fratelli Tedeschi, fonte manoscritta ricca di preziose informazioni sulla storia ascolana, ci fa sapere che il 9 Febbraio del 1804 “alle ore 12 è deceduto l’officiale Doganale di Foggia d. Paolo Centomani dopo che è stato quattordici anni confinato in letto, perché tutto morboso e storpio della podagra, chinagra, gonagra, ecc.(63)
Come abbia potuto esercitare in pieno le sue funzioni giudiziarie il Centomani non si riesce a comprenderlo, se non mettendo il suo caso in relazione con l'ormai inarrestabile declino della Regia Dogana, che sarà soppressa con il suo Tribunale speciale proprio pochi anni dopo la morte del Centomani.
Tuttavia la carica di Ufficiale Doganale rappresenta ancora nei primi anni dell'Ottoceno un incarico prestigioso ed ambito, se il “Professore in Legge D. Michelangelo Visciola della città di Ascoli... in età di anni 48” aspira a ricoprire tale incarico dopo la scomparsa del Centomani. (64)
Un fascicolo conservato ancora oggi fra le carte superstiti dell’antico Tribunale della Regia Dogana è intestato: “Atti appart.i alla nuova elez.e dell’off.le per q.ta Città (Ascoli) successo in p(erso)na di D. Michelangelo Visciola ne 3 Marzo (1804)”, in esso sono riportate le informazioni di rito effettuate sul conto del Visciola da parte dello stesso Tribunale e la sua successiva elezione.(65)
Il “ professore in Legge don Michelangelo Visciola”, che sarà in seguito anche Giudice Regio nell’anno 1817, è probabilmente l’ultimo individuo a ricoprire la carica di Ufficiale Doganale in Ascoli: il Tribunale speciale della Regia Dogana di Foggia viene soppresso nel 1806, soltanto due anni dopo la nomina del Visciola, con la legge n. 75 “sul Tavoliere di Puglia”, emanata il 21 Maggio di quell’anno da Giuseppe Bonaparte. La nuova norma, all’articolo 44, detta: “Il Tribunale di Foggia e tutti i suoi dipendenti cesseranno dalle loro funzioni il di primo del prossimo agosto”.(66)
NOTE
(1) Cfr.
Comune di Ascoli Satriano, Ministero Beni Culturali e Ambientali
Soprintenza Archeologica della Puglia Ascoli
Satriano. La Domus dei mosaici di Piazza San Potito,
Mottola, 1995, p.10.
(2) L. Giustiniani ,
Dizionario
geografico-ragionato del Regno di Napoli..., Napoli, 1797, Tomo
II, p. 6. Per notizie più particolari
sulla storia di Ascoli Satriano vedasi: F. Capriglione - P. Mele, Ascoli
Satria- no. Storia, arte, lingua, folclore, Ascoli, 1980 e l’ampia
bibliografia ivi citata nell’appendice, oltre ai diversi lavori del Centro
Studi, Territorio ed Ambiente di Ascoli Satriano.
(3) G.P.Pacichelli
, Il Regno di Napoli in
prospettiva diviso in dodeci provincie..., Napoli, 1703, Parte III, p.103.
(4) Cfr. F. Tinè-Bertocchi, Le necropoli daunie di Ascoli Satriano e Arpi, Genova, 1985, p.17; per gli altri
autori classici che hanno citato Ascoli nell’antichità si rimanda al già
citato testo di G. B. Pacichelli.
(5)
Cfr. P.Mele, Ascoli Satriano, Foggia,
1988, p.5.
(6)
Archivio di Stato di Foggia (d’ora in avanti: A.S.FG), Amministrazione Provinciale di Capitanata, Atti, B. 932, fascicolo
3, Verbale del Consiglio Comunale di Ascoli Satriano per seduta
straordinaria del 7-9-1864, c.3.
(7)
F.Chalandon, Histoire de la domination
normande en Italie et en Sicilie, .New York1960-1969, Vol. I, p.97.
(8)
Soprattutto nei regni meridionali ritroviamo
sempre, a partire dal periodo Bizantino ed alme fino al Settecento, la
presenza negli atti notarili dei “giudici ai contratti”, in quanto i
notai non avevano la “pubblica fides”.
(9)
J.M.Martin - G.Noyé, La
Capitanata nella storia del mezzogiorno medievale, Bari, 1991, p.159, n.2.
(10)
ibidem, n.3.
(11)
T.Leccisotti, Le Colonie cassinesi in
Capitanata. Ascoli Satriano, Montecassino, 1938, pp.34-35.
(12)
J.M.Martin - G.Noyé, La Capitanata...,
già cit. pp.159-160.
(14)
ibidem, n.17 come notaio e poi nn.18,19,22,23,24,25,26
come giudice ai contratti. nonchè p. 153.
(15)
Cfr. C. de Leo, Il Palazzo di Federico II
di Svevia a Foggia, Foggia, 1990 e C. de Leo, Il Palazzo di
Federico. Dalle testimonianze scritte alla ricognizione sul terreno, in
“Foggia Medievale”, Foggia,1997; sulle leggi emanate in Melfi: C. de
Leo, L’Amministrazione Giudiziaria nelle Costituzioni di Federico II di
Svevia, Foggia, 1995.
(16)
G.L.A. Huillard -Bréholles, Historia
diplomatica Friderici secundi, Parigi, 1852-1861, ristampa, Torino, 1963,
Vol. II - 2, pp. 700-702. Sulla presenza degli Ebrei in Ascoli vedasi: C.
Colafemmina, Ebrei nella Capitanata meridionale, in “Atti del 7°
Convegno Nazionale sulla Preistoria-Protostoria - Storia della Daunia. San
Severo 13 - 14 - 15 dicembre 1985” Tomo primo, a cura di B. Mundi, pp.
141-147, in particolare, già verso il 1161 un viaggiatore ebreo, tal Beniamino
da Tudela, passando proprio per Ascoli annota la presenza di “ circa quaranta
giudei, a capo dei quali erano Rabbi Consoli, suo genero Rabbi Zemach e Rabbi
Iosef ”, cfr.The Itinerary of Benjamin of Tudela, ediz. M.N.Adler,
Londra, 1907, pp.10 e seguenti, cit. da: C. Colafemmina,, L’itinerario
pugliese di Beniamino da Tudela, in “Archivio Storico Pugliese”,
28 (1975), pp.81-100.
(17)
Cfr. C. de Leo, L’Amministrazione
Giudiziaria nelle Costituzioni ... , già cit. p. 29.
(18)
ibidem, pp. 51.
(19)
R. Pescione, Corti di Giustizia
nell’Italia Meridionale..., Napoli, 1924, p.28.
(20) Cfr. F. Capriglione e G. d’Arcangelo, Il
medioevo. Tracce documenti testimonianze. 4° Mostra fotografica -
Ascoli in età antica”, Ascoli, 1989. p.31.
(21)
ibidem, p. 50.
(22)
Per la nascita di questa particolare
istituzione preposta alla transumanza delle greggi vedasi: C. de Leo,
Storia dell’Amministrazione Giudiziaria a Foggia ed in Capitanata. Da Federico
II di Svevia ad oggi, Foggia, 1990, p. 31.
(23)
La casa ducale dei Marulli, che ha oggi
ancora dei discendeti, ha posseduto fino al 1858 diverse proprietà fondiarie
ed il Palazzo Ducale in Ascoli.
(24)
A.S.FG, Dogana, S.II, B.409, fasc. 8713,
anno 1769, c. 16 r. Numerose, peraltro, furono le vertenze fra i Marulli ed il
Capitolo e l’Università di Ascoli, fra tutte ne segnaliamo alcune: una
seicentesca i cui atti manoscritti si conservano proprio presso l’Archivio
Capitolare della Cattedrale di Ascoli Satriano, cfr. G. Capozzi, Lite
seicentesca ad Ascoli Satriano: una taverna fra spada e croce, in “La
Capitanata. Rassegna di vita e studi”, anno XXXI (1994), n. 2, pp. 53-66;
altre vertenti fra i Marulli e la novella amministrazione comunale di Ascoli
sono ottocentesche: A.S.FG, “Bullettino delle sentenze feudali”, n. 1,
p. 39, sentenza datata 5-12-1808 e n. 31, p. 183, sentenza datata 14-10-1809.
(25)
Sezione di Archivio di Stato Lucera ( d’ora
in avanti: S.A.S. Lucera), Atti dei Notai, S.II, notaio Ermenegildo Tedeschi,
protocollo n. 2398, anno 1799, cc. 2 v. e 2 r.
(26)
A.S.FG, Dogana, S.I, B.576, fasc. 16553, c.2
r. per la ... “Ducal Corte di q.ta Città di Ascoli”.
(27)
Cfr. L. Brencola, De jurisdictione Regiae
Dohanae Menae pecudum Apuliae..., Napoli, 1727, p.12 e seguenti.
(28)
Vedasi in merito: P. Di Cicco, Una
giurisdizione speciale nel Regno di Napoli: Il Tribunale della Dogana delle
Pecore di Puglia sec XV-XIX, in “La Capitanata”, anno XXIX, Gennaio
- Giugno 1987, Parte I, pp. 37 - 87.
(29) Cfr. C. de Leo, Storia
dell’Amministrazione Giudiziaria..., già cit. pp.29-38.
(30) A. Gaudiani, Notizie per il buon governo
della R. Dogana della mena delle pecore di Puglia..., manoscritto
settecentesco conservato presso la Biblioteca provinciale di Foggia e
pubblicato a cura di P. Di Cicco, Foggia, 1981. Per i passi citati vedasi pp.
325 e seguenti.
(31)
C. de Leo, Storia dell’Amministrazione
Giudiziaria..., già cit. p.33.
(33)
Nuova collezione delle prammatiche del Regno di Napoli, Napoli, 1804, Tomo X, n. LXXX, pagg.. 430-431.
(33)
R. Pescione. Corti di Giustizia...,
già cit. p.515.
(34)
ibidem, Pagg 515-516 ed anche:
A.S.FG, Dogana, S.I, BB.566-590 “Atti di elezione degli Uffiziali e
Scrivani ne Luoghi ove vi erano sudditi di Dogana e Locati facoltative e
sindacato de’ med.i, come pure gli atti formati per la sospensione d’impiego
per diverse cause”.
(35)
Per Paolo Jannaccuto vedasi: Biblioteca
“P. Rosario” di Ascoli Satriano, Il Concito - Comune di Ascoli contro
il Duca d’Ascoli, 1772-1864, f.110, fonte segnalatami gentilmente
dall’ing. G. d’Arcangelo, che si ringrazia vivamente. Per Fabio Antinoro:
A.S.FG, Dogana, S.I, B. 69, fasc. 887, c.9 r. La famiglia Antinori non si era
ancora estinta in Ascoli nell’Ottocento, quando, dopo la ventata
costituzionale del 1848, risultano schedati dalla polizia borbonica come
liberali tal Francesco e Paolo Antinori di Ascoli, cfr. A.S.FG, Intendenza e
Governo di Capitanata, Atti di Polizia, B. 152, n.1727, “ Registro degli
Attendibili in politica pei fatti del 1848 pel Distretto di Foggia ”,
Circondario di Ascoli, Ascoli nn. 2-3.
(36)
Catasto onciario di Ascoli, anno 1753, in:
Archivio Storico del Comune di Ascoli Satriano, copia fotostatica è
conservata pure presso l’A.S.FG, Catasti onciari, Ascoli, Vol.3/A, ( d’ora in
avanti Catasto onciario di Ascoli). Per la citazione delle spese vedasi: c.
629 r.
(37)
A.S.FG. Dogana, S. IX, B.11, fasc. 240.
(38) Cfr. G. B. Pacichelli, Il Regno di
Napoli in prospettiva diviso in dodeci province..., Napoli, 1703, Parte
III,
p. 104
(39)
Catasto Onciario di Ascoli, già cit. c. 215
v.
(40)
ibidem, c.47 r.
(41)
A.S.FG, Dogana, S. IX, B. 24, fasc. 477, cc.1
e e 1 v.
(42)
ibidem, c. 3 r.
(43)
ibidem, B.35, fasc.690, c.7 r.
(44)
ibidem, B.37, fasc. 719.
(45)
ibidem, B.37, fasc.719,
rispettivamente cc.4 r. e .5 r.
(46) ibidem, B.50, fasc.997.
(47) Catasto onciario di Ascoli, già cit.
c.101 v. La famiglia Bari sarà poi attiva nell’Ottocento con il sacerdote
Giansabato Bari, affiliato alla locale carboneria, cfr. G. Caso, La
Carboneria in Capitanata ( dal 1816 al 1820) ne la storia del Risorgiomento
Italiano, Napoli, 1913, p. 91, nota n. 1.
(48)
A.S.FG, Dogana, S. IX, B. 58, fasc. 1165.
(49)
ibidem, B.52, fasc.1045, c.1 r.
(50) ibidem, B. 60, fasc.1194.
(51)
Catasto onciario di Ascoli, già cit.
f. 144 r.
(52)
A.S.FG, Dogana, S.IX. B.67, fasc.1300.
(53)
ibidem, B. 86, fasc.1574.
(54)
G. A. ed E. Tedeschi, “Diario 1799-1829
Ascoli Satriano, edizione curata da M. Simone, Foggia, 1963, p.43.
(55)
A.S.FG, Dogana, S.IX, B. 88, fasc. 1614.
(56)
ibidem , B. 95, fasc.1711.
(57)
ibidem, B.100, fasc.1784.
(58) ibidem, B. 101, fasc. 1802,
rispettivamente cc. 52 v. e 53 r. per la pianta della “Strada delineata
detta la Madonnella incominciando nell’angolo della casa Palaziata de signori
M.le D.Potito, e D.Marcantonio Andreace, giusto nello spiazzo dell’orologio, e
conducesi nella casa palaziata del Sig. D. Giampietro Alessandro, la quale
strada è appunto quella di A - B in’oltre”.
(59)
A. S. FG. Dogana, S. II, B. 853, fasc.
17404, c.5 r.
(60)
ibidem, S. I, B. 576, fasc. 16553, c.1
v.
(61)
ibidem, c. 2 r.
(62)
ibidem, S.I, B. 580, fasc. 16677 c.1
r. Il Gasparrini era residente in Ascoli almeno già dal 1793, anno in cui è
citato in un atto rogato in questa città del notaio Ermenegildo Tedeschi:
S.A.S.Lucera, Atti dei Notai, S.II, notaio Ermenegildo Tedeschi di Ascoli,
protocollo n. 2392, anno 1793, c. 508 v.
(63)
G. A. ed E. Tedeschi, Diario..., già
cit. p. 43. Sulla malattia di Paolo Centomani vedasi pure: A.S.FG,
Dogana, S.I, B: 576, fasc. 16553, c.1 v.
(64)
A.S.FG, Dogana, S. I, B. 583, fasc. 16763, cc. 4 r., 6 r. e 10 r. I Visciola già nel 1753 sono fra i casati più
importanti citati nel Catasto di Ascoli, già cit. c.95 v. Saranno affiliati
alla vendita carbonara di Ascoli S. con Marco, legale e capitano dei
legionari, cfr. G. Caso, La Carnoneria in Capitanata ( dal 1816 al 1820 ) …,
Napoli, 1913, p. 91, nota n.1.
(65)
A.S.FG, S.I, B. 583, fasc. 16763, c.1 r. e
seguenti.
(66)
Legge n. 75 del 31-12-1806 “sul Tavoliere
di Puglia”, in: “Collezione degli editti, determinazioni, decreti e
leggi di S.M. da’ 15 Febbraio a’ 31 Dicembre 1806”, Vol. I, Napoli, s.d.,
pp. 107 e seguenti ed anche: A.S.FG, Tavoliere di Puglia, serie XIV, B. 958,
fasc. 39, manifesto “Legge sul Tavoliere di Puglia”.