![]()
![]()
![]()
Dall'Introduzione di ALBERTO CANTU’
a
"IL PIANOFORTE NELLA PRODUZIONE
GIOVANILE DI RESPIGHI" (*)
Fra i compositori italiani del Novecento storico,
Ottorino Respighi (1879-1936) è sicuramente quello che ha avuto e ha meno
bisogno di'spinte' esterne, Festival promozionali, convegni e occasioni
monografiche per trovare quella diffusione, la fortuna e la fama
internazionale che all'autore dei tre poemi sinfonici romani arrise
praticamente da subito, sulla scorta di bacchette quali Toscanini, De Sabata e
Karajan ieri l'altro o ieri, di Maazel, Muti o Sinopoli oggi.Le ragioni di
questa fortuna - fortuna di pubblico: meno di critica, come infastidita dal
naturale modo di porsi del comporre respighiano, senza
teorie e programmi, col solo dato di fatto della realtà creativa -; le ragioni
- dicevamo - del successo costante di Respighi, direttamente proporzionale al
passare del tempo, stanno forse nel rapporto che il musicista ha con la
tradizione: un rap porto di continuità anziché di rottura, davvero filiale,
dove i novecentismi possono sì essere assunti, ma come elementi di linguaggio
validi quanto altri: quanto il modalismo e il gregoriano, il tardo Cinquecento
liutistico e il pieno Barocco.
Certo, non tutti i lavori respighiani hanno la fortuna della terna dei
poemi sinfonici romani, de Gli uccelli o delle Antiche arie e danze (specie la
Terza suite, così comodamente per orchestra d'archi). I lavori teatrali, dopo
la morte dell'autore, hanno stentato e ancora stentano a entrare stabilmente
nel repertorio; i Concerti - quello Gregoriano per violino o ad
esempio la Toccata per pianoforte (che pure vanta interpreti prestigiosi quali
Walter Gieseking, Dimitri Mitropoulos e Wladimir Askenazij, questi ultimi
nella duplice veste di pianista-direttore d'orchestra) sono stati per anni
vergognosamente trascurati dal disco, soprattutto da interpretazioni di
livello, nonostante i forti meriti delle rispettive partiture; molti tasselli
cameristici o sinfonici o corali devono ancora essere intesi, dallo studioso
come dall'ascoltatore, quale tasselli, appunto, non d'ornamento ma riempitivi,
importanti.
E qui che subentrano l'appassionato e
ininterrotto lavoro, la generosa e disinteressata disponibilità (meglio:
'interessata' alla conoscenza e alla
considerazione che il suo autore prediletto merita) di Potito Pedarra,
respighiano da sempre, esempio straordinario (su cui riflettere) di come
l'amore del musicofilo possa trasformarsi in consapevolezza da musicologo
attraverso misteriose mimesi prima che per la raccolta, la catalogazione,
l'indagine di materiali (partiture e parti, nastri e dischi, iconografia,
letteratura, documenti, testimonianze, informazioni) che fanno dell'autore di
questo libro un punto di riferimento - e di stimolo, certo - per istituzioni
ed editori, case discografiche, teatri (il Massimo di Palermo quando, su
suggerimento di Fedele D'Amico e Gianandrea Gavazzeni, ripescò Semiráma con
ottimi risultati), per lo studioso e l'interprete che sa di
trovare presso il 'collega' quanto gli può essere utile: dal consiglio alla
partitura all'ascolto del brano introvabile. Il caso di Lamberto Gardelli che
grazie a lui potè conoscere (e registrò) proprio Semiráma.Dobbiamo dunque
moltissimo, tutti noi che in maggiore o minore misura a Respighi ci siamo
interessati o ci interessiamo tutt'ora, a Pedarra. Certo grazie anche alla
collaborazione di quella che fu ed è la compagna d'elezione del musicista,
Elsa Respighi, e alla disponibilità della nipote, Maria Rosario Frattari,
destrissima 'presenza' respighiana, come torno, più convinto che mai, a
ripetere. Proprio Elsa e Casa Ricordi diedero l'incarico a Pedarra, nel 1984
(nel 1986 cadeva il cinquantesimo anniversario della morte di Respighi) di
effettuare ricerche e di catalogare
i manoscritti autografi respighiani raccolti presso il Civico Museo
Bibliografico G.B.Martini di Bologna, dove Ottorino aveva compiuti gli studi,
il Fondo Respighi presso la Fondazione Cini di Venezia, l'Accademia
Chigiana dì Siena, l'archivio storico del Teatro Regio di Torino e la Pierpont
Morgan Library di New York.
Ne venne fuori un patrimonio inatteso e
copioso, test di precoce e assidua attitudine e applicazione compositiva, d'un
formidabile'mestiere' (nel senso di utilizzo di mezzi già adoperati da altri)
ovvero di assimilazione della tradizione e di ricerca di se stesso, talora con
risultati di sorprendente creatività, attraverso forme e generi ed espressioni
molto diverse e in vista d'un linguaggio che solo dopo il 1915, a partire da
Fontane di Roma, potrà dirsi compiutamente personale. Appunto il centinaio di
lavori soprattutto dell'area scolastica e giovanile, ovvero del ventennio che
parte dal 1893, numerosi dei quali sono analizzati, con l'accuratezza che
merita la'novità', in questo volume: i brani di rimando pianistico.Da quell'indagine
nacque un primo Elenco dei manoscritti autografi (per lo più di opere inedite)
che ebbi la fortuna di poter riportare in coda ad un mio saggio respighiano e
fu alla base del Catalogo delle composizioni che Pedarra mise a punto e
pubblicò nel 1985 e questo suo nuovo lavoro aggiorna e all'occorrenza emenda.
Mentre al 1986 risale, per riportare quanto ha scritto Pedarra, «l'idea di
un'opera omnia respighiana che abbracci l'intera produzione del musicista
(dalle composizioni scolastiche sino alle ultime pagine); una collana di
edizioni in fac-simile, integrate, laddove i manoscritti siano assenti, dalle
edizioni a stampa».Idea che non è rimasta a livello di progetto ma vede, ad
oggi, l'edizione appunto in fac-simile di almeno il cinquanta per cento degli
inediti (una copia è presso il Fondo Respighi di Venezia, un'altra
nell'Archivio Pedarra): brani a disposizione di biblioteche, interpreti e
studiosi così come il manoscritto per i lavori editi e correnti.Parte di
un'altro progetto sui lavori giovanili - un volume dal titolo La 'prt'mavera'di
Respighi cui auguriamo la fortuna che merita come un Epistolario già in fase
avanzata di realizzazione - questo Pianoforte nella produzione giovanile di
Respighi si vale giustamente del metodo dell'analisi: dalle composizioni per
pianoforte solo (anche a quattro mani) a quelle per pianoforte e altri
strumenti ai concerti per pianoforte e orchestra ovvero titoli di spicco come
il Concerto in la minore e la Fantasia slava).
È un'analisi piana e dettagliata, con la premessa d'un ricco apparato di
informazioni e considerazioni, che indaga il retroterra pianistico (Schumann
per tutti) d'un pianista autodidatta e 'imperfetto' quale Respighi si
autodefini, che individua la propensione da sempre all'antico testimoniata da
alcuni lavori, i modi rapsodici dei Concerti come li ritroveremo in quelli
della maturità, la cura - sempre professionistica - pure del piccolo pezzo da
salotto, il senso della forma presto infallibile: anche la scrittura
violinistica impeccabile, da violinista che potè diplomarsi con Le streghe di
Paganini. Proprio queste analisi consentono le sintesi di Piera Anna Franini
nel suo bel 'saggio conclusivo' (nel senso di tirare le conclusioni) e altre
ne permetteranno ai pianisti e a tutti coloro che a questo libro si
avvicineranno curiosi.
Alberto Cantù
(*): La sottolineatura non esiste nel testo originale. Qui è stata introdotta per facilitare ai visitatori l' identificazione del passo citato nell' intervista.