Incontro col Musicologo POTITO.PEDARRA  / Intervista             3/4                               Û Ü
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Incontro col Musicologo POTITO..PEDARRA  /  Intervista           3/4                              Û Ü

 

DOMANDA (3):

Il fiore all’occhiello della Sua attività di musicologo è il catalogo delle opere di Ottorino Respighi, ove ogni composizione del grande compositore bolognese è identificata da una “P” (che rinvia al cognome Pedarra) e da un numero progressivo.
Questa Sua immane ed improba fatica, per le difficoltà intrinseche ad ogni impresa del genere, ha certamente avuto un modello di riferimento illustre nel “Catalogo Köchel” creato nel 1862 da Ludwig Ritter von Köchel (1800-1877), per catalogare le opere musicali composte da Wolfgang Amadeus Mozart. Ogni opera del grande Salisburghese, infatti, vi è catalogata con un numero preceduto da un K o da un KV, rispettivamente abbreviazioni di Köchel Verzeichnis (Catalogo Köchel).
Nella prassi esecutiva dei nostri giorni, il numero indicato è di solito quello originale della prima edizione del “catalogo Köchel”, anche se al predetto hanno fatto seguito, fino al 1964, ben sei nuove edizioni per l’accoglimento delle opere scoperte dopo il 1862.
Al lume di questa premessa, quali difficoltà Ella ha incontrato nella Sua catalogazione e quali accorgimenti ha ritenuto necessari adottare per mettersi al riparo da non preventivate o preventivabili sorprese di nuovi ritrovamenti respighiani?

RISPOSTA  :

La più grossa difficoltà alla catalogazione della produzione respighiana era rappresentata dall’indisponibilità di un “corpus” definito; indisponibilità complicata dalla diaspora dei manoscritti editi, giacenti a vario titolo presso diverse istituzioni, e dalla cospicua massa di manoscritti inediti (sparsi anche questi un po’ ovunque ) da rendere editi.
In quanto alla catalogazione vera e propria ho seguito il metodo della indicizzazione. Mi spiego. Una volta ordinate tutte le opere secondo un rigoroso ordine cronologico, l’indicizzazione è stata prevista come “porta d’ingresso” per qualsiasi futuro ritrovamento.
Se, poniamo, domani si presenta la necessità di accogliere in catalogo tre manoscritti, appena ritrovati e riconosciuti autentici, tra le attuali posizioni contraddistinte da P 040 e P 041, essi verranno indicizzati come P 040a, P 040b , P 040c. E l’imprevisto, in tal modo, verrà riassorbito, senza mandare in “Tilt” la catalogazione già accreditata nella prassi esecutiva.

 

DOMANDA (4):

Di Lei il musicologo Alberto Cantù, nell’ introduzione a “ Il Pianoforte nella produzione giovanile di Respighi”, esterna questa percezione:

“...E qui che subentrano l'appassionato e ininterrotto lavoro, la generosa e disinteressata disponibilità (meglio: 'interessata' alla conoscenza e alla considerazione che il suo autore prediletto merita) di Potito Pedarra, respighiano da sempre, esempio straordinario (su cui riflettere) di come l'amore del musicofilo possa trasformarsi in consapevolezza da musicologo attraverso misteriose mimesi prima che per la raccolta, la catalogazione, l'indagine di materiali (partiture e parti, nastri e dischi, iconografia, letteratura, documenti, testimonianze, informazioni) che fanno dell'autore di questo libro un punto di riferimento - e di stimolo, certo - per istituzioni ed editori, case discografiche, teatri (il Massimo di Palermo quando, su suggerimento di Fedele D'Amico e Gianandrea Gavazzeni, ripescò “Semiráma” con ottimi risultati), per lo studioso e l'interprete che sa di trovare presso il 'collega' quanto gli può essere utile: dal consiglio alla partitura all'ascolto del brano introvabile. Il caso di Lamberto Gardelli che grazie a lui poté conoscere (e registrò) proprio “Semiráma!.
Dobbiamo dunque moltissimo, tutti noi che in maggiore o minore misura a Respighi ci siamo interessati o ci interessiamo tutt'ora, a Pedarra. Certo grazie anche alla collaborazione di quella che fu ed è la compagna d'elezione del musicista, Elsa Respighi, e alla disponibilità della nipote, Maria Rosario Frattari, destrissima 'presenza' respighiana, come torno, più convinto che mai, a ripetere. Proprio Elsa e Casa Ricordi diedero l'incarico a Pedarra, nel 1984 (nel 1986 cadeva il cinquantesimo anniversario della morte di Respighi) di effettuare ricerche e di catalogare i manoscritti autografi respighiani raccolti presso il “Civico Museo Bibliografico G.B.Martini” di Bologna, dove Ottorino aveva compiuti gli studi, il “Fondo Respighi” presso la Fondazione Cini di Venezia, l' “Accademia Chigiana” dì Siena, l' “Archivio Storico” del Teatro Regio di Torino e la 'Pierpont Morgan Library” di New York'.”

Dal canto suo, lo studioso tedesco Christoph Flamm, nella sua conferenza “Riscoprire Respighi”( tenuta nelle sede dell’Istituto Germanico di Roma/Sezione Storia della Musica ) ha testualmente detto:

Grazie alle iniziative del Signor Pedarra il corpus delle composizioni inedite è stato sistematicamente rintracciato, catalogato e reso accessibile in forma di facsimile. Già da lungo tempo musicisti e studiosi sono andati in pellegrinaggio a Milano nello studio di Pedarra per accedere alle partiture. Così potevano emergere diversi saggi e libri sulla musica giovanile ed altre opere postume di Respighi nonché parecchie incisioni, di cui possiamo mostrarvi qui soltanto una selezione. Finalmente, sempre grazie all'impegno di Pedarra, non poche di queste composizioni sono state pubblicate da case editrici italiane come Ricordi e Bongiovanni. Nelle pubblicazioni del signor Pedarra stesso - tra cui saggi, note per incisioni, e poi il suo grande volume su Il Pianoforte nella produzione giovanile di Respighi -, l'eredità musicale di Respighi è illuminata sempre di più. Ma su tutto questo non voglio dire altro. Spero che dopo potremo parlare insieme col Signor Pedarra sul suo progetto dell' "opera omnia" di Respighi, sulle possibilità e sullo scopo di una tale edizione integrale, cioè su un complesso musicale che lui conosce come nessun altro - credo meglio che Respighi stesso l'avesse conosciuto.”

Trattasi, indubbiamente, di due bellissimi ritratti a tutto tondo, che, pur opera di due valentissimi studiosi, diversi per nazionalità e per predilezione di approccio all’universo respighiano -sfumatura in più, sfumatura in meno- coincidono nell’evidenziare la propedeuticità e imprescindibilità del ruolo pedarriano all’ avvio di una nuova stagione musicologica sul grande compositore bolognese, prima celebrato soltanto come “via italiana al poema sinfonico”.
Ciò premesso, Le chiedo: “ E’ tutto qui il musicologo Pedarra? Dove ha attinto la carica, la determinazione per portare a compimento la missione per la quale si sentiva e si sente ' vocato' e a cui ha consacrato la Sua esistenza?."..

RISPOSTA  :

In ordine alla prima domanda, mi affretto subito a rispondere affermativamente e a ringraziare il Maestro Alberto Cantù e il Dr. Christoph Flamm per la Loro affettuosa testimonianza di stima. Entrambi sono studiosi di grandis- simo spessore culturale, finissimi intenditori di musica e, all’occorrenza, sanno essere anche grandi ”scultori “ della parola. Grazie, ancora grazie!, io stesso non saprei “profilare” di me autoritratto più bello.
La seconda domanda, invece, esige un ben più lungo discorso, che sconfina nella psicologia ”dinamica” o moti- vazionale, meglio conosciuta come psicanalisi.
Devo moltissimo alla musica di Respighi, ma credo anche, senza peccare di immodestia, di aver dato qualcosina alla causa del Respighismo, intesa come promozione di una nuova intelligenza -e finalmente globale- della figura e dell’arte del grande Maestro bolognese.
“Dove ho attinto
-mi chiedeva- la carica, la determinazione?”. Avevo già iniziato a frequentare le biblioteche e a consultare schedari per approfondire la conoscenza di musicisti che, dopo esser approdato a Milano, cominciavano ad entrare nella sfera dei miei interessi, quando un amico, un giorno, mi parlò, in termini assai entusiastici (anzi , starei per dire “estatici”) della famosa “Trilogia romana” di Respighi. Quando ci separammo, mi precipitai ad acquistare il relativo disco. A casa, avviata la riproduzione, mi sentii immediatamente rapito, avvolto e coinvolto dal naturalismo, dal descrittivismo dell’onda sonora. Ad ogni nuovo ascolto la bellezza della musica mi seduceva, m’imprigionava sempre di più a sé e mi stimolava a saperne maggiormente intorno al suo processo genetico. Ebbi però subito la sensazione di trovarmi di fronte ad un grande artista “dimidiato”, del quale ignoravo tutto relativamente al prima e al dopo della “Trilogia”. E mi misi ad indagare, a scandagliare nelle biblioteche pubbliche e private, nelle librerie specializzate, col risultato che... (come, da ragazzo, con le ciliegie, colta una, ne intravedevo sempre di più belle) .... non ho più smesso di cercare.
In quanto alle mie ricerche, colgo questa occasione per ribadire ancora una volta che, ad eccezione di quelle che mi furono affidate da Donna Elsa e dall'editore Ricordi (e che, ripeto, io ho condotto nella maniera più libera possibile), mai ne ho svolte o approfondite per soddisfare esigenze di addetti ai lavori (enti, direttori d'orchestra, cantanti, ecc.). E’ accaduto , invece, sempre l'esatto contrario: sono stati sempre i predetti a beneficiare dell'esito delle mie ricerche, condotte innanzi tutto per mia brama di sapere. Cosa cambia? Apparentemente nulla. Sempli- cemente, non è nella mia indole adeguare le mie alle esigenze altrui, almeno in questo campo: venendo meno la spontaneità, che è linfa vitale per la mia "passione", diventerebbe un lavoro gravoso, come lo è sempre una priva- zione della libertà di agire. Insomma, una dipendenza che non saprei sopportare. Altro tema che mi preme qui approfondire è il collezionismo ed il mai formalizzato Centro Studi Respighiani, per il quale ricevetti in dono un raro bronzo di Francesco Messina, che mi piacerebbe esporre in adeguata sede, se tale centro fosse mai costituito; tema che è in linea con la domanda relativa al dove ho attinto la carica, la determinazione per portare a compimento la missione per la quale ecc. ecc”. Dirò che il quesito mi è stato già posto altre volte e da taluno, evidentemente versato in “psicologia dinamica”, mi è stato chiesto se nel mio insonne fervore di ricerca (mirato al possesso dell’immagine totale, veramente esaustiva del 'puzzle' Respighi) non è da ravvisare qualcosa di riconducibile alla filatelia, al collezionismo (ricercare, raccogliere, catalogare, possedere la “totalità” dell’oggetto amato, per bearsene nella  contemplazione individuale o nell’esibizione a quanti condividono la passione).             
                                                                                                                                         
                                                                                                                                                        

                                                                                                                                          (Continua)              

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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