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POTITO.PEDARRA  / La  Musica  a  Milano      1/3                                                      Û Ü

 

 

 

 

Il Sovraintendente Stèphane Lissner

 

 

 

 

 

  POTITO.PEDARRA  / La  Musica  a  Milano      1/3                                              Û Ü 

 LA MUSICA A MILANO
Punta sul NOVECENTO la NUOVA STAGIONE MUSICALE  2007-2008

     Spira aria di Novecento nel nuovo panorama musicale internazionale ed europeo, come a Francoforte sul Meno, per esempio, dove l’ultima stagione del direttore musicale Paolo Carignani, che per nove anni ha retto le sorti del teatro lirico di quella città, in modo esplicito«punta sul Novecento»(1).
 In Italia, la città di Milano, che è quella che noi desideriamo porre sotto la lente in questo momento, l’apertura al Novecento non è da meno e basta scorrere la guida Milano Musica – Stagione 2007-2008 per rendersene conto. Finanche il teatro musicale milanese per antonomasia, ossia il Teatro alla Scala – per la cui stagione d’opera e balletto si attende la giornata ambrogina del 7 dicembre ha in ogni modo ripreso la sua attività, dopo la cosiddetta “pausa estiva”, fornendo dapprima il suo contributo alla realizzazione del Festival Internazionale MiTo Settembre Musica (una nuova eccezionale realtà musicale per i milanesi), quindi allestendo un’opera d’“avanguardia” già programmata nella stagione precedente. Alludiamo, ovviamente, all’opera in tre atti di Fabio Vacchi, Teneke, che, con la regia di Ermanno Olmi e le scene e i costumi di Arnaldo Pomodoro, ha ottenuto un esito favorevole sotto la direzione del maestro Roberto Abbado.
Subito dopo l’Orchestra Filarmonica della Scala debutterà negli Stati Uniti e in Canada con una tournèe di otto concerti, per festeggiare i suoi venticinque anni di vita e ricordare i cinquant’anni dalla scomparsa di Arturo Toscanini, il quale fu uno dei primi direttori a farsi promotore della cultura musicale italiana in America. Oggi, come ai tempi di Toscanini, il programma di Riccardo Chailly punta essenzialmente sul sinfonismo italiano del primo Novecento, Fontane di Roma e Pini di Roma di Respighi, allargando opportunamente il repertorio ad autori più vicini a noi, in altre parole a Nino Rota (di cui dirigerà una Suite dal balletto La strada), in una campagna che si annuncia strepitosa. Proprio stamani, infatti, l’Orchestra Filarmonica della Scala ha dimostrato ancora una volta la sua “possanza” in una prova generale aperta alla città; prova che si è svolta nella Sala Grande del Conservatorio “Giuseppe Verdi,” gremita all’inverosimile, come per le grandi occasioni, insomma. Visibilmente compiaciuto il M°. Riccardo Chailly, come ci ha confermato lui stesso, che noi abbiamo potuto ammirare nel suo debutto col poema sinfonico Fontane di Roma di Ottorino Respighi.
  Non è il tema del MiTo Settembre Musica che noi desideriamo affrontare in questa sede, né quello della nuova composizione di Fabio Vacchi, sebbene l’opera sia stata giudicata di «interessante attualità», e nemmeno quello della tournèe americana
(Clicca), peraltro ancora in corso.
       Ci preme, invece, sottolineare il tema di una discreta presenza del Novecento musicale nella stagione 2007-2008, come si evince in parte dal programma della tournèe americana e, specialmente, dalla rassegna stampa del teatro lirico meneghino, oltre che dai programmi di altre organizzazioni teatrali e concertistiche. Situazione, questa, che lascia ben sperare per il prossimo futuro (Continua. Clicca
).
     
Certo non passeremo sistematicamente in rassegna l’intera stagione di ogni teatro o ente musicale della città: alcuni di essi, diversi per formazione o specializzazione, continueranno ad eseguire il repertorio più congeniale. Sarà sufficiente, a sostenere la tesi da noi avanzata di una significativa apertura al Novecento nella nostra città, esaminare il programma di almeno due teatri, o enti diversi e possibilmente contrapposti, come può essere il cartellone di un teatro d’opera e quello di una stagione sinfonica.
        Incominciamo dal primo  , dal cartellone  del Teatro alla Scala
(Clicca), il cui ufficio stampa ha pubblicato un documento dal titolo senz’altro interessante, per chi da qualche tempo attende fiducioso che il “vento” cambi direzione in un teatro di tradizione come quello scaligero. Questa, l’intestazione di cui si diceva: La stagione 2007-2008. Si apre il libro delle svolte(2). Di svolta e rinnovamento si parla da sempre. Svolta e rinnovamento sono termini, ormai, talmente usati ed abusati, tanto che, per molti di quelli che ne auspicano l’attuazione, i due vocaboli hanno perduto il loro potenziale vero, ma, giacché “la speranza è l’ultima a morire”, ancora una volta, per quelli che ancora ci credono, i due termini riprendono la loro carica semantica originale.
        Presentando la stagione 2007-2008, il sovrintendente del Teatro alla Scala, Stéphane Lissner, parla ripetutamente di svolta, come si evince dalla relazione illustrata alla conferenza stampa del 30 maggio 2007. Non importa l’elemento introduttivo riferito a Franz Kafka, il quale, «per descrivere la sua indifferenza all’opera in musica, confessava all’amico Max Brod di non trovare alcuna differenza fra il Tristano e Isotta e
La vedova allegra (3). Ad ogni modo è molto significativo che queste due opere, tra loro lontanissime, «aprono e chiudono la stagione 2007-2008», fornendo così la cornice naturale del panorama musicale che essa racchiude. Sorvolando i molteplici aspetti della citata svolta, che affrontano argomenti importanti come «produttività e organizzazione del lavoro», «gestione e trasparenza», «pubblico e abbonamenti», «internazionalizzazione» e «produzioni», ci soffermeremo principalmente su due aspetti più vicini al tema della Stagione, ossia «cartellone» e «rinnovamento».
        Facendo astrazione dell’irrinunciabile omaggio al repertorio classico, consistente relativamente alla predetta stagione nella presenza di due autori come il Donizetti di Maria Stuarda ed il Mozart de Le Nozze di Figaro, la nuova stagione scaligera resta solidamente fondata su alcune generazioni contigue nella storia della musica più recente, tutte legate per ragioni anagrafiche al Novecento, ad iniziare da quella verista di Giacomo Puccini e Umberto Giordano, per giungere poi, attraverso rappresentanti della Generazione dell’Ottanta (Franco Alfano e Ottorino Respighi) ed esponenti delle scuole nazionali (Bela Bartók e Sergej Prokofiev), alla cosiddetta Seconda scuola di Vienna (Alban Berg) ed a quella dodecafonica italiana (Luigi Dallapiccola), fino a Lorin Maazel, universalmente noto come un grande maestro della bacchetta, autore dell’opera 1984, una novità per Milano.
        Non abbiamo dimenticato Wagner, né Verdi, semplicemente perché, tornando al suddetto “Libro delle svolte” presentato dall’Ente Teatro alla Scala, il sovrintendente Stéphane Lissner pone il capolavoro wagneriano, Tristan und Isolde, come l’inizio della modernità musicale, poco curandosi che l’opera appartenga al pieno Ottocento, come pure la “modernità” del verdiano Macbeth, un’opera che “guarda al futuro” e conserva a lungo la propria forza.
  

La Stagione “lirica” e l'omaggio al repertorio classico

        La Stagione si aprirà dunque con Tristan und Isolde, un progetto che il direttore argentino Daniel Barenboin, tra i massimi esperti di Wagner, sognava di realizzare insieme al regista francese Patrice Chéreau, dal momento in cui quest’ultimo firmò, insieme a Pierre Boulez, una Tetralogia tra le più importanti della storia. Ma ora di tempo ne è passato a sufficienza perché il regista possa procedere con distacco nella nuova produzione e sciogliere eventualmente dei dubbi. Nel cast Ian Storey, Waltraud Meier, Michelle De Young, Gerd Grokowski, Matti Salminen, Will Hartmann.
        L’opera di Verdi, Macbeth, che andrà in scena a stagione avanzata nel mese di aprile, è la ripresa dell’edizione che il 7 dicembre 1997, con la direzione di Riccardo Muti, aprì la stagione del Teatro alla Scala. L’opera sarà diretta da Kazushi Ono, giapponese, il quale dal 2002 ricopre l’incarico di Direttore Musicale presso il Teatro La Monnaie di Bruxelles. La regia è affidata a Graham Vick. Tra gli interpreti spiccano i nomi di Leo Nucci, Ivan Inverardi, Ildar Adbrazakov, Luis Ottavio Faria, Violeta Urmana, Susan Neves, e altri.
        L’omaggio al repertorio classico prevede, come si diceva, altre due opere legate alla tradizione: «Maria Stuarda, di Gaetano Donizetti, uno dei titoli dedicati alla sfera privata e drammatica della corona inglese, è la perla italiana che era giusto seguisse, come contro altare, la prima wagneriana»(4), si afferma nell’editoriale La stagione 2007-2008  . (Quanto al cast, «due primedonne chiede questo Donizetti serio: le avrà in Mariella Devia e Anna Cate- rina Antonacci»; regia di Pier Luigi Pizz)i; l’altro titolo è l'opera mozartiana  Le nozze di Figaro,  «punto d’equilibrio insuperato fra lo spirito della commedia e la verità dei sentimenti, non si riesce ancora a pensarla se non nella regia di Giorgio Strehler: la faranno rivivere gli allievi dell’Accademia di canto, “scuola” che, sotto la guida di Leyla Gencer, Luciana Serra, Luis Alva, e ora anche Mirella Freni, coltiva speranze e ormai raccoglie certezze anno dopo anno»(5).


Legami anagrafici col Novecento


          D’ora in avanti gli autori delle opere presenti nella stagione del Teatro alla Scala hanno in ogni modo un legame col Novecento, per ragioni anagrafiche (è il caso di Puccini e Giordano che, però, aderiscono al Verismo) o per appartenenza, ed è questa volta il caso di Alfano e Respighi, i quali, sebbene nati nell’Ottocento, sono rappresentanti autorevoli della cosiddetta Generazione dell’Ottanta, una generazione musicale che entra a pieno titolo nel Novecento.
          Nel cartellone la sezione “verista” è dedicata in gran parte a Puccini. Nel 150° anniversario della nascita di Giacomo Puccini, infatti, il Teatro alla Scala dedica al Cigno di Torre del Lago due titoli: il Trittico, composto di tre opere brevi per una serata, e Bohème.
 
Come per Tristan und Isolde, il Trittico di Giacomo Puccini (Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi) è un progetto coinvolgente a un tempo titolo, direttore e regista, vale a dire pensando «il titolo insieme al direttore e al regista, per un direttore e per un regista, senza lasciare al caso e all’eventuale disponibilità dell’uno o dell’altro la definizione del progetto»(6) Riccardo Chailly è un direttore particolarmente in sintonia con il linguaggio di Puccini, avendo egli dedicato largo spazio sia alla riscoperta di pagine giovanili, sia alla rilettura di opere di
repertorio. È ancora fresca la memoria dei singoli titoli eseguiti in sede concertistica all’Auditorium di Milano, con Riccardo Chailly a capo dell’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”. Per la regia, invece, «Luca Ronconi è un maestro capace di dare unità e ben diverso carattere a tre opere come Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi. I tre cast sono nati di conseguenza»(7).
       
La seconda opera di Puccini in cartellone è
Bohème, appunto, «spettacolo storico della Scala», che «aveva bisogno di una forte iniezione di giovinezza e di entusiasmo»(8) e per questo è stata affidata a Gustavo Dudamel, da poco a capo della Los Angeles Philharmonic, al posto di Esa-Pekka Salonen. La compagnia di canto, invece, «porta i caratteri dell’esperienza e della giovinezza, in attento equilibrio fra le voci»(9).
       
Completa la relativamente breve sezione riservata al Verismo un altro spettacolo per il Teatro alla Scala,
Andrea Chénier di Umberto Giordano, «un’opera che rischia di essere appiattita dalla forza dell'abitudine»(10), commenta Stéphane Lissner, tanto che è stata offerta al Maestro Daniel Oren e «a un regista fantasioso, imprevedibile» quale Terry Gilliam (l’enfant terrible dei Monty Python, di Brazil, del Barone di Münchhausen), che con questo spettacolo debutta alla Scala e nell'Opera. «Sulla parte scenica ci sarà l'impronta di Dante Ferretti e Gabriella Pescucci, collaboratori ‘cinematografici’ di Liliana Cavani»(11).Non si capisce perché, secondo Lissner, a Puccini si riallaccia l’opera di Giordano. Solo perché andarono in scena per la prima volta nello stesso anno? O perché l’opera condivide il ruolo protagonista e l’ambientazione francese? Andrea Chénier è una bella opera e la sua presenza nel cartellone è un omaggio a Umberto Giordano. Punto e basta. E diciamo perché.
   
    Ci sono, nella storia della musica, figure cui, pur essendo collocate in una posizione ben determinata, si vorrebbe attribuire un ruolo secondario, comprimario, grazie ai “soloni” che gestiscono l’Arte. Pensiamo, per esempio, ad Ottorino Respighi (musicista tra i più rappresentativi del Novecento in Italia) , del quale, pur eseguendosi una sua opera in questo teatro, quasi non appare, come se il solo nome potesse incidere negativamente sulla riuscita di un evento. E qui bisognerebbe aprire una parentesi sulla stagione di Ballo alla Scala, che ci ripromettiamo di esaminare più avanti, anche se non con la stessa lente della stagione d’opera.
        Opera magistrale è stata sempre è da tutti definita l’interpretazione orchestrale di Respighi della celeberrima Passacaglia in do minore (BWV 582) di J. S. Bach, trascrizione che deve la sua esistenza alla caparbietà con cui Arturo Toscanini sollecita la partitura. «Non mi dia della noiosa e perdoni se torno alla carica!», scrive la segretaria Anita Colombo, «Il Maestro Toscanini sarebbe felice se potesse eseguire… la famosa Passacaglia di Bach»(12), Respighi esita, ma poi si convince e la partitura è pronta in meno di dieci giorni. «Bravo Respighi !», telegrafa da New York il direttore, dopo il successo ottenuto alla Carnegie Hall.
        Il lavoro fu portato in teatro in forma di balletto, prima nell’azione coreografica per due soli personaggi ideata da Jean Cocteau (Paris,
Theâtre des Champs Elisée, 1941), quindi nella creazione coreografica di Margherita Wallmann su argomento di Elsa Respighi (Milano, Teatro alla Scala, 1949). È l’azione coreografica di Jean Cocteau, Le Jeune homme et la Mort, che calcherà le tavole del Teatro alla Scala la prossima stagione, in una serata dedicata a Roland Petit; spettacolo che si completa con una nuova produzione de L’Arlésienne e con l’allestimento di Carmen, due pagine di Georges Bizet.

 

 

La Stagione del Ballo 2007-2008 ed  il grande repertorio


        Ci siamo soffermati brevemente sulla stagione ballettistica del
Teatro alla Scala, che ad ogni modo noi non tratteremo in questa sede, per giustificare con Alfano la presenza in cartellone di un altro esponente della Generazione dell’Ottanta, Ottorino Respighi, il cui nome, quasi non appare o, se una minuscola indicazione vi è scritta, è più che altro per sancire un diritto all’editore. Insomma il balletto Le Jeune homme et la Mort, è attribuito unicamente alla musica di J. S. Bach. Si pensi cosa accadrebbe se si attribuisse a Rossini la paternità del balletto La Boutique fantasque, quando una sentenza stabilisce che l’autore è Ottorino Respighi.
        Per dovere di cronaca, la
Stagione del Ballo 2007-2008 guarda specialmente al grande repertorio classico. Torna Il lago dei cigni nella coreografia di Bourmeister, proposto in due momenti della stagione (dicembre e aprile), con protagonisti Svetlana Zakharova, étoile del Bolshoi, molto amata anche alla Scala, e Roberto Bolle. Torna anche Romeo e Giulietta di McMillan (unica vera perla di balletto novecentesco presente nella stagione; ndr), nel magnifico allestimento di Ezio Frigerio e Franca Squarciapino. Per il repertorio contemporaneo, invece, la Direzione del Teatro pone l’accento sulla “Serata Petit”, divisa in tre coreografie esemplari del mito Roland: Le Jeune Homme et la Mort”, come si diceva, con Carmen e L'Arlésienne. «E dopo l'enorme successo», conclude il documento, «si replica La Dame aux camélias di John Neumeier. Entrambi gli spettacoli avranno nelle étoiles scaligere Roberto Bolle e Massimo Murru i loro punti di forza». Chiusa la parentesi.

 

Franco Alfano & Ottorino Respighi


        Veniamo, però, a Franco Alfano, di cui Il Teatro alla Scala, grazie alla produzione congiunta con Metropolitan Opera di New York & Royal Opera House di Londra, ha messo in programma, dopo la prima apparizione di oltre mezzo secolo fa a Milano, l’opera Cyrano di Bergerac, tratta dall’omonima commedia del poeta drammatico francese Edmond Rostand (1868-1918).  Ancora una volta non comprendiamo qual è la ragione che induce Stéphane Lissner a considerare l’opera di Alfano un omaggio indiretto a Puccini, solo perché l’autore di Cyrano di Bergerac, completando il finale di Turandot (in tempi più recenti portato a compimento anche da altri musicisti) «ha finora vissuto nell’ombra» del suo illustre predecessore? È questo modo di minimizzare che a noi non piace, ed anche la ricerca di un pretesto per giustificare la presenza di un autore finora colpevolmente ignorato. Poiché il coraggio di ripresentare il Cyrano di Bergerac di Alfano alla Scala si è avuto (l’opera ebbe il suo battesimo milanese sotto Antonino Votto nel 1954), si abbia anche l’ardire di sostenerne il suo autore fino in fondo, senza ammiccare, in questo caso, a Puccini.
        Si sa che fu Arturo Toscanini a proporre Franco Alfano per completare il finale di Turandot, ma siamo proprio certi che un tale incarico non avrebbe potuto toccare ad altri? Ad Ottorino Respighi per esempio, il quale, oltre alla stima del grande direttore (che aveva consacrato al successo il suo capolavoro sinfonico), aveva l’ammirazione personale di Giacomo Puccini? Per altro il completamento di
Turandot non piacque interamente a Toscanini che lavorò molto di “forbici” sulla partitura di Alfano, «il quale non assisté alle prove»( Clicca )(13)
 

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(1):Cfr. STEFANO NARDELLI, L’ultima stagione di Carignani direttore musicale. Francoforte punta sul Novecento, in Il Giornale della musica, Anno XVII, n.241, Torino, Ottobre 2007)
(2): Cfr. La stagione 2007-2008. Si apre il libro delle svolte, in La Scala Informa (Direttore Responsabile Carlo  Maria Cella) trimestrale, n.15, settembre, ottobre, novembre 2007). «Linee, progetti, idee guida nella relazione del sovrintendente Stéphane Lissner alla conferenza stampa del 30 maggio 2007».
(3):  Ibidem, p.1.
(4): Cfr. La stagione 2007-2008. Si apre il libro delle svolte, cit., p.3.
(5): Ibidem.     (6): Ibidem, p.2.
(7): Cfr. La stagione 2007-2008. Si apre il libro delle svolte, cit., p.2.(8): Ibidem.
(9):
Ibidem.  (10): Ibidem.   (11): Ibidem, p.3.
(12): Cfr. ELSA RESPIGHI, Ottorino Respighi. Dati biografici, Milano, Ricordi, 1954, pp. 229-230.
(13): Cfr. Giacomo Puccini Centro Studi: «La principessa di gelo “alfin redenta”» - Studi sulla versione originale di Franco Alfano. Dal saggio di Jürgen Maehder sul programma di sala.

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