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In ogni modo, dal programma
esplicativo emergono specialmente alcune realtà europee della musica moderna,
italiana, tedesca e francese, e, per alcuni singoli casi, Norvegia, Svizzera,
Polonia e Ungheria, oltre i due obiettivi commemorativi: Stockhausen e
Messiaen.
“La creatività dei compositori italiani è presente con opere di Alberto
Caprioli, Osvaldo Coluccino, Franco Donatoni, Luca Francesconi, Luca Lombardi,
Riccardo Nova, Fausto Romitelli, Salvatore Sciarrino, Alessandro Solbiati,
Giovanni Verrando”, una serie di proposte cui si affianca la prima esecuzione
a Milano di 'Julius Fučík' (1951)(11), di Luigi Nono, e
'Ho chiesto alla polvere
(2003)', di Federico Incardona”(12).
L’area di lingua tedesca include, oltre l’omaggio a Stockhausen (due serate),
alcuni rappresentanti della seconda scuola di Vienna: Alban Berg (con la
giovanile Sonata op.1 per pianoforte e Tre Pezzi op.6) e Arnold Schoenberg, di
cui si eseguirà la Serenade op.24. Del compositore tedesco Hans Werner Henze
sarà eseguito Kammermusik 1958 sull’ Inno Inliebliecher Bläue di Hölderlin.
La tradizione francese è rappresentata da musicisti quali Maurice Ravel e
Claude Debussy, ma anche dall’autore contemporaneo Brice Pauset (di cui si
presenta una prima italiana con il violinista Irvine Arditti e il Nieuw
Ensemble di Amsterdam) e Olivier Messiaen, di cui si celebra il centenario
della nascita con la composizione Le tombeau resplendissant (1931).
Come si diceva, anche la Norvegia è rappresentata da un autore:si tratta del
giovane compositore Jon Øivind Ness, di cui la Filarmonica della Scala,
diretta da Christian Eggen, eseguirà un brano nuovo per l’Italia. La Svizzera
è presente col compositore Nadir Vassena (altra prima italiana), mentre la
Polonia e l’Ungheria sono rappresentate rispettivamente da Karol Szymanowski,
con la sua Sinfonia n.3 “Canto della terra”, e da Kodály e Bartók con cori per
bambini.
È buona consuetudine del Festival “Milano Musica”, di integrare il palinsesto
della piccola stagione di concerti con le cosiddette “attività collaterali”:
sei manifestazioni, tra appuntamenti in collaborazione con atenei della città
(Politecnico e Università degli Studi) ed alcune serate in omaggio ai
compositori (13),
cinque incontri domenicali con Azio Corghi, Luca Francesconi, Giacomo Manzoni,
Riccardo Nova, Salvatore Sciarrino, in occasione della proiezione di video a
loro dedicati, curati da Enrico Girardi per Classica Sky. Incontri e attività
molto seguiti dagli specialisti ed appassionati.
ORCHESTRE E GRANDI ORCHESTRE
Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico Giuseppe Verdi di Milano
Le stagioni de La Verdi sono essenzialmente tre: “Crescendo in musica”, un
progetto patrocinato dal Ministero della Pubblica Istruzione “rivolto agli
alunni d’ogni ordine e grado” (una stagione di cui ricorre quest’anno il
decimo anniversario); la rassegna “Novecento - Prospettive su un secolo di
musica sinfonica”, anch’essa di carattere formativo, ma destinata anche agli
adulti, e la “Stagione sinfonica” vera e propria, che si avvia ormai verso i
vent’anni. Faremmo, però, un grave torto alla nobile istituzione musicale
milanese, se limitassimo la sua intensa attività alle stagioni testé citate,
ignorando il ruolo che La Verdi svolge nel sociale e in altre attività come
“La Verdi per tutti” e “La Verdi fuori sede”. Tra le predette attività il
compito più importante è quello che vede La Verdi impegnata nel sociale (un
ruolo di cui il suo Direttore Generale va fiero). In altre parole, la musica
negli istituti ospedalieri e nelle strutture carcerarie: insomma conforto e
formazione al tempo stesso. Veniamo, però, alle tre stagioni che si tengono
nella sede Auditorium, iniziando dal Progetto Novecento, nuovo per il pubblico
de La Verdi.
Il progetto “Novecento” e La
stagione “Crescendo in musica”
Una lodevole iniziativa, orientata a promuovere la musica della prima metà del
secolo scorso, e non solo, è la piccola stagione intitolata “Novecento:
prospettive su un secolo di musica sinfonica”, venti concerti distribuiti
nell’arco di due stagioni, di cui è direttore unico Francesco Maria Colombo.
La prima rassegna si compone di dieci concerti, generalmente quindicinali (da
tenersi la domenica mattina alle undici), salvo i quattro concerti estremi,
che hanno cadenza mensile (novembre e dicembre, aprile e maggio). Si capisce,
perché, per esempio, tra aprile e maggio Francesco Maria Colombo concerterà
per la stagione principale un lavoro di notevole impegno, di cui diremo più
avanti.
Insomma, una piccola stagione, quella di quest’anno, rivolta specialmente
all’Impressionismo e al Neoclassicismo, senza escludere le avanguardie. Una
serie d’incontri composti di “un’introduzione storico-estetica,
dall’analisi dei brani con esempi musicali eseguiti dal vivo con l’orchestra,
e dall’esecuzione in concerto di un brano”(14).
Al progetto “Novecento” si affianca una importante e già collaudata stagione
di carattere formativo, per i piccoli, intitolata “Crescendo in musica”, un
altro cartellone di dieci concerti distribuiti lungo l’intera stagione
principale, dall’11 ottobre al 18 aprile, con frequenza generalmente
bisettimanale e talvolta mensile (dicembre, gennaio, febbraio, aprile); una
piccola rassegna che guarda con attenzione anche al repertorio novecentesco
(Stravinskij, Prokof'ev, ecc).
Il progetto “Novecento”, ci piace ripeterlo, è una lodevole iniziativa.
Peccato che il programma non includa autori italiani, e non si faccia
discovery (scopo che da qualche tempo noi perseguiamo)!
Ma scorriamo insieme il programma.
I concerti della piccola stagione hanno in genere carattere monografico o
programmatico. Il titolo del primo concerto, ad esempio, ha per motto
“L’impressionismo musicale” ed include una delle più celebri composizioni di
Claude Debussy, La mer (1905), capolavoro assoluto dell’Impressionismo. Un
lavoro che incontrò non poche difficoltà al suo apparire, deludendo non solo
gli avversari, proprio per la novità che stava alla base del messaggio
linguistico del suo autore. Sebbene si tratti di un poema sinfonico, la musica
di La mer , infatti, non è vincolata da un contenuto testuale, come accadeva
in quel tempo per questo genere di musica. E ciò generava incomprensioni
persino in quella parte della critica più accreditata, che, nella nascente
competizione Debussy–Ravel, aveva finito per favorire il secondo. Del
famosissimo Autore del “Bolero”, nel corso dell’incontro l’Orchestra “Verdi”
eseguirà degli esempi musicali da Prélude à l’après-midi d’un faune,
Il secondo concerto, invece, ha carattere monografico con dedica a
“Ravel”. Di Maurice Ravel, infatti, il programma include la Suite dal balletto
Ma Mère l’oye (1920), composizione d’ispirazione fiabesca (Charles Perrault, e
altri), pensata originariamente per pianoforte a quattro mani (1908), quindi
orchestrata ed ampliata per la “prima” del 1910. Altra versione orchestrale,
concepita come balletto, include due brani originali (Prélude e Danse du rouet
et scène), cui fa seguito un diverso arrangiamento dei quattro brani della
Suite originale. Nel corso dell’incontro l’orchestra dell’Auditorium eseguirà
esempi musicali da Pavane pour une infante defunte e da Le tombeau de Couperin.
Il terzo concerto, programmatico, reca il motto “Neoclassicismo a
Parigi” ed include un brano di Darius Milhaud, Le boeuf sur le toit, op.58
(1919), lavoro composto per violino e pianoforte col sottotitolo di Cinéma-Symphonie, proprio perché il lavoro era destinato ad accompagnare il
film muto The Count di Charlie Chaplin. Subito dopo, però, il brano accese la
fantasia del grande regista francese Jean Cocteau, il quale lo utilizzò per un
affascinante balletto-pantomina ispirato al Brasile, rappresentato con grande successo alla
Comédie des Champs-Elysées (Parigi, 1920). Nel corso
dell’incontro saranno eseguiti esempi da La revue de cuisine, di B. Martinu, e
da Les animaux modèles di F. Poulenc.
Il quarto concerto, monografico, è dedicato a “Stravinskij”.
D’Igor Stravinskij il programma prevede la Suite Pulcinella, esempio preclaro
di neoclassicismo novecentesco. Il lavoro fu commissionato a Stravinskij da Sergej Diaghilev, il geniale impresario dei
Balletts russes, in seguito al
grande successo che il balletto La Boutique fantasque, di Ottorino Respighi,
aveva ottenuto alla “prima” londinese del 5 giugno 1919. Scrive Fedele
D’Amico, riferendosi al balletto di Respighi: “Seguì l’anno dopo (1920),
sempre per la coreografia di Massine, 'Pulcinella', per il quale Diaghilev aveva
proposto a Stravinskij musiche allora credute di Pergolesi (lo erano al
cinquanta per cento), con la consegna di comportarsi al modo di Respighi, ma
Stravinskij si comportò molto più liberamente, non solo terremotando gli
originali di asimmetrie e dissonanze allegramente grimaçantes, ma anche,
all’occorrenza, eccitandoli a diversioni e sviluppi, anche di proporzioni
ragguardevoli”(15). Della Suite Pulcinella si contano varie versioni : quella
strumentale, originale, infatti, prevede anche voci soliste. Sempre del
medesimo autore, nel corso dell’incontro, l’orchestra eseguirà esempi musicali
da Apollon et Musagète,
Anche il quinto e il sesto concerto hanno carattere monografico e sono
dedicati, rispettivamente, a “Bartók” e a “Gershwin”. Il programma del quinto
concerto include musica per archi, percussioni e celesta (1936), di Béla Bartók, composizione tra le più ispirate del suo autore, dove si palesa
l’attenzione del musicista per la costruzione formale e specialmente per la
ricerca timbrica. Nel corso dell’incontro saranno eseguiti esempi da Danze
popolari rumene, del medesimo autore. Come si diceva, pure il sesto
concerto è del tipo monografico con dedica a “Gershwin”, sebbene
l’indicazione “organico jazz originale” faccia pensare ad un programma. Ad
ogni modo, di George Gershwin il programma prevede la Rhapsody in Blu. Pensato
per due pianoforti questo brano fu poi arrangiato per pianoforte e big-band ed
eseguito per la prima volta all'Aeolian Hall di New York (1924), dove, con
l’autore al pianoforte, ottenne uno straordinario successo. Risultato che,
solo un anno più tardi, indusse il musicista ad orchestrare di nuovo il lavoro
per pianoforte e orchestra sinfonica. Ed è in questa forma che il brano è
universalmente conosciuto ed apprezzato. La versione in programma è quella con
“organico jazz originale”.
Anche il settimo concerto reca un motto: “America”. Ad espletarne il
programma sarà la Suite dal balletto Appalachian Spring (1945), capolavoro
descrittivo di Aaron Copland (1900-1990), il quale, dopo aver attraversato un
periodo influenzato dall’avanguardia europea, verso la fine degli anni Trenta
decise di creare un proprio linguaggio per “sforzarsi di dire quello che aveva
da dire nel modo più semplice possibile" (parole sue), una sorta
d’“impressionismo americano”, dove in pieno ventesimo secolo descrivere
paesaggi, far cantare gli uccelli e sussurrare la natura non era scandalo.
L’ottavo concerto è dedicato a “Britten”, di cui il programma include
un gruppo di cantate, per soprano e orchestra d’archi, riunite sotto il titolo
Les illuminations, op.18, una raccolta che trae origine dall’omonimo volume di
poesie di Arthur Rimbaud, artista visionario considerato l’“incarnazione del
poeta maledetto”. È noto che durante una delle sue scorribande Rimbaud
incontrò Paul Verlaine, amicizia decisiva nella vita e nell’orientamento del
giovane poeta, il quale fece esperienze di ogni genere (compreso alcool, droga
e carcere) che a soli trentasette anni posero fine alla sua esistenza (1991).
Cinque anni prima, credendolo morto, Verlaine pubblicava Les illuminations, ma
leggiamo, come Britten descrive il proprio lavoro: “L'opera, nella forma
attuale (ottobre 1939), è un vero e proprio tutt’uno - i brani si susseguono
senza soluzione di continuità. Il carattere di tutta l'opera è difficile da
descrivere perché qualunque cosa abbia a che fare con Rimbaud deve essere
necessariamente enigmatica. Grosso modo l'idea è questa: 'Les illuminations',
come penso, sono le visioni del paradiso concesse al poeta, e io spero anche
al compositore. Che non è naturalmente come affermare che sono visioni reali
del paradiso, quanto piuttosto l'aspetto paradisiaco dei soggetti”(16). Ecco i
titoli: Fanfare, Villes, Phrase, Antique, Royauté, Marine, Interlude, Being,
Beauteous, Parade, Depart.
Il nono concerto è dedicato a “Le avanguardie italiane” che, questa
volta, saranno rappresentate da Luciano Berio, con Folk songs (1964), una
raccolta di brani realizzati per il mezzosoprano americano Cathy Berberian,
che Berio sposò finiti gli studi, divorziando poi da lei lo stesso anno di
composizione di questi brani. Come si diceva, Folk Songs è una raccolta di
canti, provenienti dalla tradizione orale di paesi diversi (Stati Uniti,
Armenia, Italia, Francia e Azerbajian), rielaborati dal grande musicista
italiano.
Il decimo concerto conclude la piccola stagione andando “Oltre il
‘900”. Il programma prevede Oiseaux Exotiques d’Olivier Messiaen, il quale
dedicò buona parte della sua esistenza ad osservare nei boschi il canto degli
uccelli, creando il suo Catalogue d’oiseaux, dove il pianoforte riproduce
circa ottanta specie di volatili nella sola Francia. La classificazione messa
a punto dal musicista francese coinvolge, però, oltre 380 uccelli di tutto il
mondo, in diversi arrangiamenti strumentali. In Oiseaux Exotiques (1956), i
canti di una quarantina di specie si trasformano in una sorta di caleidoscopio
di colori evocati dall’orchestra e dal pianoforte. “La natura, il canto degli
uccelli sono le mie passioni… anche i miei rifugi. Nelle ore tristi,
quando la mia inutilità – riferisce Messiaen nel suo
Traité de Rytme, de Coleur et d’Ornitologie - mi si dimostra
brutalmente, quando tutti i linguaggi musicali mi sembrano ridotti
all’ammirevole risultato di pazienti ricerche, senza che nulla oltre le note
giustifichi tanto lavoro, cosa fare se non ritrovare il proprio volto
autentico dimenticato da qualche parte nel bosco, per i campi, sulla montagna,
ai bordi del mare, in mezzo agli uccelli? Per me è là che risiede la musica”(17). Nel corso dell’incontro l’orchestra eseguirà degli esempi
musicali dal Quatuor pour la fin du temps, del medesimo autore.
Ecco svelata la prima rassegna del progetto “Novecento”. Per ora il programma
indica solo il nome del direttore d’orchestra, ignorando eventuali solisti
che, tuttavia, non dovrebbero mancare, prevedendo alcune composizioni anche un
testo vocale. Altra cosa che fa sorgere qualche perplessità è la dicitura, “I
concerti da camera Novecento”, che appare in un pieghevole accanto alle
condizioni d’abbonamento, segno che, forse, per qualche brano è previsto un
organico più snello. Dubitiamo, però, che ciò possa riguardare il concerto
d’apertura, quando saranno eseguiti i Tre pezzi sinfonici “La mer”, di Debussy.
Come si diceva, le “Prospettive su in secolo di musica sinfonica”, previste
nel progetto “Novecento”, si concluderanno nella Stagione 2009-2010 con una
rassegna di dieci concerti sui compositori tedeschi e sovietici, a sua volta
comprensiva di percorsi verso le avanguardie musicali. Ciò che colpisce, in
dette “prospettive”, è l’assenza più assoluta d’autori italiani del primo
Novecento, neppure un musicista come Ottorino Respighi, che da più di un
secolo gira liberamente per il mondo (eseguito dalle migliori orchestre e dai
i più grandi direttori), vi ha trovato posto. Eppure certa musica di Respighi
era considerata perfettamente al passo coi tempi anche dalla critica
ufficiale, da Giannotto Bastianelli a Massimo Mila, il quale non esitò ad
affermare che le “'Fontane di Roma' hanno la felicità e la pienezza di vita
delle opere nate nel giusto momento storico, senza essere né epigoni né
prodromi di nulla, ma favorite da un clima spirituale adeguato”(18).
Una diecina
d’anni separa, nel tempo, il poema di Respighi dal capolavoro di Debussy, il
quale, continua Mila, “costituisce uno dei presupposti tecnici, per
l’armonia”. Già, l’armonia “perché Debussy sarà nato e si sarà sviluppato come
Rimsky Korsakov alla fine dell'Ottocento, ma in Italia è arrivato nel
Novecento, e non c'è dubbio che Respighi è stato il primo ad introdurlo,
questo è un fatto nuovo, un fatto novecentesco, un fatto moderno. Debussy è la
fondazione della musica moderna, quindi l'introduzione dell'armonia di Debussy,
a modo suo, a modo di Respighi, vale a dire in costruzioni molto nette, è un
fatto novecentesco e quindi un fatto che contribuisce al rinnovamento musicale
italiano. È significativo a questo punto notare che il Debussy che si trova
nelle composizioni di Respighi del principio del Novecento, è assai più
spiccato e assai più frequente che nelle composizioni coevi di Malipiero e
perfino di quelle di Casella, che pure viveva a Parigi a contatto con Debussy.
Respighi c'era arrivato prima di loro, questo è un elemento che non va
sottovalutato”(19). Ad ogni modo, quanto dice D’Amico è vero solo in parte, cioè
in difetto, dato che lo studioso non poteva conoscere partiture di Respighi
venute alla luce dopo, vale a dire Burlesca (1906), un brano “per orchestra”
analizzato da uno studioso tedesco, Christoph Flamm, come un lavoro “À la Debussy”(20).
Insomma, qui non si tratta di attribuire dei “valori, di gerarchie, ossia se Respighi fosse maggiore o minore di altri”, diceva Fedele D’Amico,
semplicemente la prospettiva di questo ciclo di conferenze parve a noi
un’occasione da sempre attesa per “agganciare”, finalmente, la musica
strumentale italiana d’inizio secolo a quella europea; invece, si continua a
perpetrare un torto, senza alcun senso, non solo a Respighi ed agli musicisti
della sua generazione, ma all’Italia che resta come defraudata di quasi mezzo
secolo di storia (circa la vita musicale di quel periodo), quasi come se dal
Verismo si fosse passati immediatamente all’avanguardia. E non è così, con
buona pace di Luciano Berio quando sostiene la totale indipendenza della sua
generazione dalle altre che l’hanno preceduta, sempre che “qualcuno non si sia
nutrito a quelle radici senza rendersene conto”(21).
Ritornando a Debussy e alla musica italiana d’inizio secolo, certo
l’approfondimento di quanto sostiene Fedele D’Amico, circa l’armonia
sviluppata dal musicista francese e la sua introduzione in Italia,
rappresentava un argomento adatto al tipo d’incontro che il progetto
“Novecento” propone e Fontane di Roma sarebbe stato “strumento” ideale
per affrontare la questione, sia per il “tema” dell’acqua (congeniale ai due
autori), sia per le proporzioni del brano, oltre che per aspetti connessi a
questioni meteo-ambientali fatte risaltare dai rispettivi autori, sull’esempio
di ciò che aveva fatto qualche anno prima il pittore francese Claude Monet
(1840-1926), il quale “raggiunse l’apice estetico e artistico della pittura
‘in serie’ quando decise di affrontare l’analisi degli effetti luministici e
atmosferici di un edificio architettonico(22). La
“Cattedrale di Rouen” in
Normandia, per esempio, di cui dipinse ben cinquanta tele, attribuendo loro
dei titoli più facilmente riscontrabili nella partitura di Respighi che in
quella di Debussy, come la “Cattedrale di Rouen al tramonto”, il cui titolo si
avvicina molto a quello della “Fontana di Villa Medici al tramonto” (quarto
tempo di Fontane di Roma), con cui l’autore termina il suo lavoro applicando
un nuovo modello di poema sinfonico, strutturato come una sinfonia classica.
Ad ogni modo, noi non possiamo che apprezzare l’impegno dell’Orchestra “Verdi”
in questi anni nel proporre Respighi, di cui ha eseguito varie partiture
(anche tra le meno frequentate), proprio com’è
previsto nel cartellone principale della Stagione 2008-2009, che
esploreremo tra poco.
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11: Un brano
che non si capisce come abbia potuto trascorrere tanto tempo, prima che fosse
eseguito per la prima volta a Milano; la sua musica non cambia il ritratto
dell’Autore che ognuno di noi ha già, ma la presenza di due voci recitanti,
che dicono in fin dei conti poche parole, rende all’ascolto una drammaticità
impressionante, insospettata.
12: CARLO LANFOSSI, Nuovo che avanza,
articolo cit.
13: Riccardo Malipiero e Federico
Incardona, la presentazione del nuovo libro sugli scritti di Goffredo Petrassi
e una serata al “Centre Culturel Français” dedicata ad Olivier Messiaen.
14: Così nel programma della
Stagione Sinfonica 2008-2009 de La Verdi. Auditorium di Milano.
15: Cfr. FEDELE
D’AMICO, Situazione di Ottorino Respighi (1879-1936), uno studio realizzato
per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri («Vita Italiana:
documenti e informazioni», vol. XXXIX, 1979, n.8, N.S., Roma, Libreria dello
stato, 1980), confluito nel volume di AA.VV. Ottorino Respighi, Torino, ERI
1985, p.112
16: Da Un originale Trittico da Britten e
Purcell al Comunale di Bologna in “Cartellone”, settembre 2007.
17: OLIVIER MESSIAEN, Traité de Rytme, de Coleur
et d’Ornitologie, Alphonse LEDUC Editions Musicales.
18: Cfr. MASSIMO MILA: Un artista di transizione: Ottorino Respighi, in
Cent’anni di musica moderna, Rosa e Ballo, Milano 1944.
In tempi più recenti, FEDELE D’Amico afferma: “Respighi è stato un compositore
di alto livello. Punto e basta…”. “Respighi è stato un compositore molto
notevole, di più di quanto io credessi quando avevo vent'anni, perché io
facevo parte della scelta opposta a Lui”. (Dalla relazione detta da Fedele
D’Amico al Convegno di studi respighiani presso l’Accademia di Santa Cecilia,
Roma 1979).
19:Cfr. FEDELE D’AMICO, Respighi nel rinnovamento
musicale italiano, relazione detta da Fedele D’Amico al Convegno di studi respighiani presso l’Accademia di Santa Cecilia, Roma 1979.
20: Cfr. CHRISTOPH FLAMM, Ottorino Respighi und
die Italienische Instrumental Musik von der Jahrhundertwende bis zum
Faschismus, in Analecta Musicologica, 42/II, p.511, Laaber-Verlag.
21: Cfr. LUCIANO BERIO, Radici, in Musica
italiana del primo Novecento “La generazione dell’Ottanta”, Firenze, Leo S. Olschki – Editore, MCMLXXXI, p. 12.
22: Cfr FIORELLA NICOSIA, Monet, Giunti, Firenze
2003, p.90.