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POTITO.PEDARRA  / La  Musica  a  Milano / Stagione 2008/2009        2/8                      Û Ü

 

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Intervista  Curriculum Documenti Catalogo  Foto Galleria Bibliografia

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  POTITO.PEDARRA  / La  Musica  a  Milano / Stagione 2008/2009        2/8                      Û Ü 

 

 

 

 

 

 

 

 

In ogni modo, dal programma esplicativo emergono specialmente alcune realtà europee della musica moderna, italiana, tedesca e francese, e, per alcuni singoli casi, Norvegia, Svizzera, Polonia e Ungheria, oltre i due obiettivi commemorativi: Stockhausen e Messiaen.
“La creatività dei compositori italiani è presente con opere di Alberto Caprioli, Osvaldo Coluccino, Franco Donatoni, Luca Francesconi, Luca Lombardi, Riccardo Nova, Fausto Romitelli, Salvatore Sciarrino, Alessandro Solbiati, Giovanni Verrando”, una serie di proposte cui si affianca la prima esecuzione a Milano di 'Julius Fučík' (1951)(11), di Luigi Nono, e 'Ho chiesto alla polvere (2003)', di Federico Incardona”(12).
L’area di lingua tedesca include, oltre l’omaggio a Stockhausen (due serate), alcuni rappresentanti della seconda scuola di Vienna: Alban Berg (con la giovanile Sonata op.1 per pianoforte e Tre Pezzi op.6) e Arnold Schoenberg, di cui si eseguirà la Serenade op.24. Del compositore tedesco Hans Werner Henze sarà eseguito Kammermusik 1958 sull’ Inno Inliebliecher Bläue di Hölderlin.
La tradizione francese è rappresentata da musicisti quali Maurice Ravel e Claude Debussy, ma anche dall’autore contemporaneo Brice Pauset (di cui si presenta una prima italiana con il violinista Irvine Arditti e il Nieuw Ensemble di Amsterdam) e Olivier Messiaen, di cui si celebra il centenario della nascita con la composizione Le tombeau resplendissant (1931).
Come si diceva, anche la Norvegia è rappresentata da un autore:si tratta del giovane compositore Jon Øivind Ness, di cui la Filarmonica della Scala, diretta da Christian Eggen, eseguirà un brano nuovo per l’Italia. La Svizzera è presente col compositore Nadir Vassena (altra prima italiana), mentre la Polonia e l’Ungheria sono rappresentate rispettivamente da Karol Szymanowski, con la sua Sinfonia n.3 “Canto della terra”, e da Kodály e Bartók con cori per bambini.
È buona consuetudine del Festival “Milano Musica”, di integrare il palinsesto della piccola stagione di concerti con le cosiddette “attività collaterali”: sei manifestazioni, tra appuntamenti in collaborazione con atenei della città (Politecnico e Università degli Studi) ed alcune serate in omaggio ai compositori (13), cinque incontri domenicali con Azio Corghi, Luca Francesconi, Giacomo Manzoni, Riccardo Nova, Salvatore Sciarrino, in occasione della proiezione di video a loro dedicati, curati da Enrico Girardi per Classica Sky. Incontri e attività molto seguiti dagli specialisti ed appassionati.

ORCHESTRE E GRANDI ORCHESTRE

Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico Giuseppe Verdi di Milano

Le stagioni de La Verdi sono essenzialmente tre: “Crescendo in musica”, un progetto patrocinato dal Ministero della Pubblica Istruzione “rivolto agli alunni d’ogni ordine e grado” (una stagione di cui ricorre quest’anno il decimo anniversario); la rassegna “Novecento - Prospettive su un secolo di musica sinfonica”, anch’essa di carattere formativo, ma destinata anche agli adulti, e la “Stagione sinfonica” vera e propria, che si avvia ormai verso i vent’anni. Faremmo, però, un grave torto alla nobile istituzione musicale milanese, se limitassimo la sua intensa attività alle stagioni testé citate, ignorando il ruolo che La Verdi svolge nel sociale e in altre attività come “La Verdi per tutti” e “La Verdi fuori sede”. Tra le predette attività il compito più importante è quello che vede La Verdi impegnata nel sociale (un ruolo di cui il suo Direttore Generale va fiero). In altre parole, la musica negli istituti ospedalieri e nelle strutture carcerarie: insomma conforto e formazione al tempo stesso. Veniamo, però, alle tre stagioni che si tengono nella sede Auditorium, iniziando dal Progetto Novecento, nuovo per il pubblico de La Verdi.

Il progetto “Novecento” e La stagione “Crescendo in musica”

Una lodevole iniziativa, orientata a promuovere la musica della prima metà del secolo scorso, e non solo, è la piccola stagione intitolata “Novecento: prospettive su un secolo di musica sinfonica”, venti concerti distribuiti nell’arco di due stagioni, di cui è direttore unico Francesco Maria Colombo. La prima rassegna si compone di dieci concerti, generalmente quindicinali (da tenersi la domenica mattina alle undici), salvo i quattro concerti estremi, che hanno cadenza mensile (novembre e dicembre, aprile e maggio). Si capisce, perché, per esempio, tra aprile e maggio Francesco Maria Colombo concerterà per la stagione principale un lavoro di notevole impegno, di cui diremo più avanti.
Insomma, una piccola stagione, quella di quest’anno, rivolta specialmente all’Impressionismo e al Neoclassicismo, senza escludere le avanguardie. Una serie d’incontri composti di “un’introduzione storico-estetica, dall’analisi dei brani con esempi musicali eseguiti dal vivo con l’orchestra, e dall’esecuzione in concerto di un brano”(14).
Al progetto “Novecento” si affianca una importante e già collaudata stagione di carattere formativo, per i piccoli, intitolata “Crescendo in musica”, un altro cartellone di dieci concerti distribuiti lungo l’intera stagione principale, dall’11 ottobre al 18 aprile, con frequenza generalmente bisettimanale e talvolta mensile (dicembre, gennaio, febbraio, aprile); una piccola rassegna che guarda con attenzione anche al repertorio novecentesco (Stravinskij, Prokof'ev, ecc).
Il progetto “Novecento”, ci piace ripeterlo, è una lodevole iniziativa. Peccato che il programma non includa autori italiani, e non si faccia discovery (scopo che da qualche tempo noi perseguiamo)!
Ma scorriamo insieme il programma.
I concerti della piccola stagione hanno in genere carattere monografico o programmatico. Il titolo del primo concerto, ad esempio, ha per motto “L’impressionismo musicale” ed include una delle più celebri composizioni di Claude Debussy, La mer (1905), capolavoro assoluto dell’Impressionismo. Un lavoro che incontrò non poche difficoltà al suo apparire, deludendo non solo gli avversari, proprio per la novità che stava alla base del messaggio linguistico del suo autore. Sebbene si tratti di un poema sinfonico, la musica di La mer , infatti, non è vincolata da un contenuto testuale, come accadeva in quel tempo per questo genere di musica. E ciò generava incomprensioni persino in quella parte della critica più accreditata, che, nella nascente competizione Debussy–Ravel, aveva finito per favorire il secondo. Del famosissimo Autore del “Bolero”, nel corso dell’incontro l’Orchestra “Verdi” eseguirà degli esempi musicali da Prélude à l’après-midi d’un faune,
Il secondo concerto, invece, ha carattere monografico con dedica a “Ravel”. Di Maurice Ravel, infatti, il programma include la Suite dal balletto Ma Mère l’oye (1920), composizione d’ispirazione fiabesca (Charles Perrault, e altri), pensata originariamente per pianoforte a quattro mani (1908), quindi orchestrata ed ampliata per la “prima” del 1910. Altra versione orchestrale, concepita come balletto, include due brani originali (Prélude e Danse du rouet et scène), cui fa seguito un diverso arrangiamento dei quattro brani della Suite originale. Nel corso dell’incontro l’orchestra dell’Auditorium eseguirà esempi musicali da Pavane pour une infante defunte e da Le tombeau de Couperin.
Il terzo concerto, programmatico, reca il motto “Neoclassicismo a Parigi” ed include un brano di Darius Milhaud, Le boeuf sur le toit, op.58 (1919), lavoro composto per violino e pianoforte col sottotitolo di Cinéma-Symphonie, proprio perché il lavoro era destinato ad accompagnare il film muto The Count di Charlie Chaplin. Subito dopo, però, il brano accese la fantasia del grande regista francese Jean Cocteau, il quale lo utilizzò per un affascinante balletto-pantomina ispirato al Brasile, rappresentato con grande successo alla Comédie des Champs-Elysées (Parigi, 1920). Nel corso dell’incontro saranno eseguiti esempi da La revue de cuisine, di B. Martinu, e da Les animaux modèles di F. Poulenc.
Il quarto concerto, monografico, è dedicato a “Stravinskij”.
D’Igor Stravinskij il programma prevede la Suite Pulcinella, esempio preclaro di neoclassicismo novecentesco. Il lavoro fu commissionato a Stravinskij da Sergej Diaghilev, il geniale impresario dei Balletts russes, in seguito al grande successo che il balletto La Boutique fantasque, di Ottorino Respighi, aveva ottenuto alla “prima” londinese del 5 giugno 1919. Scrive Fedele D’Amico, riferendosi al balletto di Respighi: “Seguì l’anno dopo (1920), sempre per la coreografia di Massine, 'Pulcinella', per il quale Diaghilev aveva proposto a Stravinskij musiche allora credute di Pergolesi (lo erano al cinquanta per cento), con la consegna di comportarsi al modo di Respighi, ma Stravinskij si comportò molto più liberamente, non solo terremotando gli originali di asimmetrie e dissonanze allegramente grimaçantes, ma anche, all’occorrenza, eccitandoli a diversioni e sviluppi, anche di proporzioni ragguardevoli”(15). Della Suite Pulcinella si contano varie versioni : quella strumentale, originale, infatti, prevede anche voci soliste. Sempre del medesimo autore, nel corso dell’incontro, l’orchestra eseguirà esempi musicali da Apollon et Musagète,
Anche il quinto e il sesto concerto hanno carattere monografico e sono dedicati, rispettivamente, a “Bartók” e a “Gershwin”. Il programma del quinto concerto include musica per archi, percussioni e celesta (1936), di Béla Bartók, composizione tra le più ispirate del suo autore, dove si palesa l’attenzione del musicista per la costruzione formale e specialmente per la ricerca timbrica. Nel corso dell’incontro saranno eseguiti esempi da Danze popolari rumene, del medesimo autore. Come si diceva, pure il sesto concerto è del tipo monografico con dedica a “Gershwin”, sebbene l’indicazione “organico jazz originale” faccia pensare ad un programma. Ad ogni modo, di George Gershwin il programma prevede la Rhapsody in Blu. Pensato per due pianoforti questo brano fu poi arrangiato per pianoforte e big-band ed eseguito per la prima volta all'Aeolian Hall di New York (1924), dove, con l’autore al pianoforte, ottenne uno straordinario successo. Risultato che, solo un anno più tardi, indusse il musicista ad orchestrare di nuovo il lavoro per pianoforte e orchestra sinfonica. Ed è in questa forma che il brano è universalmente conosciuto ed apprezzato. La versione in programma è quella con “organico jazz originale”.
Anche il settimo concerto reca un motto: “America”. Ad espletarne il programma sarà la Suite dal balletto Appalachian Spring (1945), capolavoro descrittivo di Aaron Copland (1900-1990), il quale, dopo aver attraversato un periodo influenzato dall’avanguardia europea, verso la fine degli anni Trenta decise di creare un proprio linguaggio per “sforzarsi di dire quello che aveva da dire nel modo più semplice possibile" (parole sue), una sorta d’“impressionismo americano”, dove in pieno ventesimo secolo descrivere paesaggi, far cantare gli uccelli e sussurrare la natura non era scandalo.
L’ottavo concerto è dedicato a “Britten”, di cui il programma include un gruppo di cantate, per soprano e orchestra d’archi, riunite sotto il titolo Les illuminations, op.18, una raccolta che trae origine dall’omonimo volume di poesie di Arthur Rimbaud, artista visionario considerato l’“incarnazione del poeta maledetto”. È noto che durante una delle sue scorribande Rimbaud incontrò Paul Verlaine, amicizia decisiva nella vita e nell’orientamento del giovane poeta, il quale fece esperienze di ogni genere (compreso alcool, droga e carcere) che a soli trentasette anni posero fine alla sua esistenza (1991). Cinque anni prima, credendolo morto, Verlaine pubblicava Les illuminations, ma leggiamo, come Britten descrive il proprio lavoro: “L'opera, nella forma attuale (ottobre 1939), è un vero e proprio tutt’uno - i brani si susseguono senza soluzione di continuità. Il carattere di tutta l'opera è difficile da descrivere perché qualunque cosa abbia a che fare con Rimbaud deve essere necessariamente enigmatica. Grosso modo l'idea è questa: 'Les illuminations', come penso, sono le visioni del paradiso concesse al poeta, e io spero anche al compositore. Che non è naturalmente come affermare che sono visioni reali del paradiso, quanto piuttosto l'aspetto paradisiaco dei soggetti”(16). Ecco i titoli: Fanfare, Villes, Phrase, Antique, Royauté, Marine, Interlude, Being, Beauteous, Parade, Depart.
Il nono concerto è dedicato a “Le avanguardie italiane” che, questa volta, saranno rappresentate da Luciano Berio, con Folk songs (1964), una raccolta di brani realizzati per il mezzosoprano americano Cathy Berberian, che Berio sposò finiti gli studi, divorziando poi da lei lo stesso anno di composizione di questi brani. Come si diceva, Folk Songs è una raccolta di canti, provenienti dalla tradizione orale di paesi diversi (Stati Uniti, Armenia, Italia, Francia e Azerbajian), rielaborati dal grande musicista italiano.
Il decimo concerto conclude la piccola stagione andando “Oltre il ‘900”. Il programma prevede Oiseaux Exotiques d’Olivier Messiaen, il quale dedicò buona parte della sua esistenza ad osservare nei boschi il canto degli uccelli, creando il suo Catalogue d’oiseaux, dove il pianoforte riproduce circa ottanta specie di volatili nella sola Francia. La classificazione messa a punto dal musicista francese coinvolge, però, oltre 380 uccelli di tutto il mondo, in diversi arrangiamenti strumentali. In Oiseaux Exotiques (1956), i canti di una quarantina di specie si trasformano in una sorta di caleidoscopio di colori evocati dall’orchestra e dal pianoforte. “La natura, il canto degli uccelli sono le mie passioni… anche i miei rifugi. Nelle ore tristi, quando la mia inutilità – riferisce Messiaen nel suo Traité de Rytme, de Coleur et d’Ornitologie - mi si dimostra brutalmente, quando tutti i linguaggi musicali mi sembrano ridotti all’ammirevole risultato di pazienti ricerche, senza che nulla oltre le note giustifichi tanto lavoro, cosa fare se non ritrovare il proprio volto autentico dimenticato da qualche parte nel bosco, per i campi, sulla montagna, ai bordi del mare, in mezzo agli uccelli? Per me è là che risiede la musica”(17). Nel corso dell’incontro l’orchestra eseguirà degli esempi musicali dal Quatuor pour la fin du temps, del medesimo autore.
Ecco svelata la prima rassegna del progetto “Novecento”. Per ora il programma indica solo il nome del direttore d’orchestra, ignorando eventuali solisti che, tuttavia, non dovrebbero mancare, prevedendo alcune composizioni anche un testo vocale. Altra cosa che fa sorgere qualche perplessità è la dicitura, “I concerti da camera Novecento”, che appare in un pieghevole accanto alle condizioni d’abbonamento, segno che, forse, per qualche brano è previsto un organico più snello. Dubitiamo, però, che ciò possa riguardare il concerto d’apertura, quando saranno eseguiti i Tre pezzi sinfonici “La mer”, di Debussy.
Come si diceva, le “Prospettive su in secolo di musica sinfonica”, previste nel progetto “Novecento”, si concluderanno nella Stagione 2009-2010 con una rassegna di dieci concerti sui compositori tedeschi e sovietici, a sua volta comprensiva di percorsi verso le avanguardie musicali. Ciò che colpisce, in dette “prospettive”, è l’assenza più assoluta d’autori italiani del primo Novecento, neppure un musicista come Ottorino Respighi, che da più di un secolo gira liberamente per il mondo (eseguito dalle migliori orchestre e dai i più grandi direttori), vi ha trovato posto. Eppure certa musica di Respighi era considerata perfettamente al passo coi tempi anche dalla critica ufficiale, da Giannotto Bastianelli a Massimo Mila, il quale non esitò ad affermare che le “'Fontane di Roma' hanno la felicità e la pienezza di vita delle opere nate nel giusto momento storico, senza essere né epigoni né prodromi di nulla, ma favorite da un clima spirituale adeguato”(18). Una diecina d’anni separa, nel tempo, il poema di Respighi dal capolavoro di Debussy, il quale, continua Mila, “costituisce uno dei presupposti tecnici, per l’armonia”. Già, l’armonia “perché Debussy sarà nato e si sarà sviluppato come Rimsky Korsakov alla fine dell'Ottocento, ma in Italia è arrivato nel Novecento, e non c'è dubbio che Respighi è stato il primo ad introdurlo, questo è un fatto nuovo, un fatto novecentesco, un fatto moderno. Debussy è la fondazione della musica moderna, quindi l'introduzione dell'armonia di Debussy, a modo suo, a modo di Respighi, vale a dire in costruzioni molto nette, è un fatto novecentesco e quindi un fatto che contribuisce al rinnovamento musicale italiano. È significativo a questo punto notare che il Debussy che si trova nelle composizioni di Respighi del principio del Novecento, è assai più spiccato e assai più frequente che nelle composizioni coevi di Malipiero e perfino di quelle di Casella, che pure viveva a Parigi a contatto con Debussy. Respighi c'era arrivato prima di loro, questo è un elemento che non va sottovalutato”(19). Ad ogni modo, quanto dice D’Amico è vero solo in parte, cioè in difetto, dato che lo studioso non poteva conoscere partiture di Respighi venute alla luce dopo, vale a dire Burlesca (1906), un brano “per orchestra” analizzato da uno studioso tedesco, Christoph Flamm, come un lavoro “À la Debussy”(20).
Insomma, qui non si tratta di attribuire dei “valori, di gerarchie, ossia se Respighi fosse maggiore o minore di altri”, diceva Fedele D’Amico, semplicemente la prospettiva di questo ciclo di conferenze parve a noi un’occasione da sempre attesa per “agganciare”, finalmente, la musica strumentale italiana d’inizio secolo a quella europea; invece, si continua a perpetrare un torto, senza alcun senso, non solo a Respighi ed agli musicisti della sua generazione, ma all’Italia che resta come defraudata di quasi mezzo secolo di storia (circa la vita musicale di quel periodo), quasi come se dal Verismo si fosse passati immediatamente all’avanguardia. E non è così, con buona pace di Luciano Berio quando sostiene la totale indipendenza della sua generazione dalle altre che l’hanno preceduta, sempre che “qualcuno non si sia nutrito a quelle radici senza rendersene conto”(21).
Ritornando a Debussy e alla musica italiana d’inizio secolo, certo l’approfondimento di quanto sostiene Fedele D’Amico, circa l’armonia sviluppata dal musicista francese e la sua introduzione in Italia, rappresentava un argomento adatto al tipo d’incontro che il progetto “Novecento” propone e Fontane di Roma sarebbe stato “strumento” ideale per affrontare la questione, sia per il “tema” dell’acqua (congeniale ai due autori), sia per le proporzioni del brano, oltre che per aspetti connessi a questioni meteo-ambientali fatte risaltare dai rispettivi autori, sull’esempio di ciò che aveva fatto qualche anno prima il pittore francese Claude Monet (1840-1926), il quale “raggiunse l’apice estetico e artistico della pittura ‘in serie’ quando decise di affrontare l’analisi degli effetti luministici e atmosferici di un edificio architettonico(22). La “Cattedrale di Rouen” in Normandia, per esempio, di cui dipinse ben cinquanta tele, attribuendo loro dei titoli più facilmente riscontrabili nella partitura di Respighi che in quella di Debussy, come la “Cattedrale di Rouen al tramonto”, il cui titolo si avvicina molto a quello della “Fontana di Villa Medici al tramonto” (quarto tempo di Fontane di Roma), con cui l’autore termina il suo lavoro applicando un nuovo modello di poema sinfonico, strutturato come una sinfonia classica.
Ad ogni modo, noi non possiamo che apprezzare l’impegno dell’Orchestra “Verdi” in questi anni nel proporre Respighi, di cui ha eseguito varie partiture (anche tra le meno frequentate), proprio com’è
 previsto nel cartellone principale della Stagione 2008-2009, che esploreremo tra poco.

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11: Un brano che non si capisce come abbia potuto trascorrere tanto tempo, prima che fosse eseguito per la prima volta a Milano; la sua musica non cambia il ritratto dell’Autore che ognuno di noi ha già, ma la presenza di due voci recitanti, che dicono in fin dei conti poche parole, rende all’ascolto una drammaticità impressionante, insospettata.
12:  CARLO LANFOSSI, Nuovo che avanza, articolo cit.
13:  Riccardo Malipiero e Federico Incardona, la presentazione del nuovo libro sugli scritti di Goffredo Petrassi e una serata al “Centre Culturel Français” dedicata ad Olivier Messiaen.
14:   Così nel programma della Stagione Sinfonica 2008-2009 de La Verdi. Auditorium di Milano.
15: Cfr. FEDELE D’AMICO, Situazione di Ottorino Respighi (1879-1936), uno studio realizzato per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri («Vita Italiana: documenti e informazioni», vol. XXXIX, 1979, n.8, N.S., Roma, Libreria dello stato, 1980), confluito nel volume di AA.VV. Ottorino Respighi, Torino, ERI 1985, p.112
16: Da Un originale Trittico da Britten e Purcell al Comunale di Bologna in “Cartellone”, settembre 2007.
17: OLIVIER MESSIAEN, Traité de Rytme, de Coleur et d’Ornitologie, Alphonse LEDUC Editions Musicales.
18: Cfr. MASSIMO MILA: Un artista di transizione: Ottorino Respighi, in Cent’anni di musica moderna, Rosa e Ballo, Milano 1944. In tempi più recenti, FEDELE D’Amico afferma: “Respighi è stato un compositore di alto livello. Punto e basta…”. “Respighi è stato un compositore molto notevole, di più di quanto io credessi quando avevo vent'anni, perché io facevo parte della scelta opposta a Lui”. (Dalla relazione detta da Fedele D’Amico al Convegno di studi respighiani presso l’Accademia di Santa Cecilia, Roma 1979).
19:Cfr. FEDELE D’AMICO, Respighi nel rinnovamento musicale italiano, relazione detta da Fedele D’Amico al Convegno di studi respighiani presso l’Accademia di Santa Cecilia, Roma 1979.
20: Cfr. CHRISTOPH FLAMM, Ottorino Respighi und die Italienische Instrumental Musik von der Jahrhundertwende bis zum Faschismus, in Analecta Musicologica, 42/II, p.511, Laaber-Verlag.
21: Cfr. LUCIANO BERIO, Radici, in Musica italiana del primo Novecento “La generazione dell’Ottanta”, Firenze, Leo S. Olschki – Editore, MCMLXXXI, p. 12.
22: Cfr FIORELLA NICOSIA, Monet, Giunti, Firenze 2003, p.90.