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La tesi del Vinay trova riscontro in
un’intervista che Respighi stesso rilasciò al Giornale d’Italia
(11)
gennaio 1920; in essa, parlando di un Rossini che non somiglia né a quello del
Barbiere né a quello del Gugliemo Tell, egli fa riferimento a
musiche rare che da qualche tempo aveva e di cui andava scomparendo ogni più
moderna edizione: «una collana di pezzi per piano- forte intitolata Les
Riens» (12).
Certamente, se l’idea di utilizzare la musica di Rossini provenisse da Respighi, la cosa non ci sorprenderebbe più di tanto, ben sapendo quale
appassionato ed abile esploratore di musiche antiche egli sia stato e qua- li
influenze esse abbiano esercitato sulla sua formazione fin dall’adolescenza.
Come già è stato detto, per la
composizione del balletto La Boutique fantasque Respighi si avvalse di
una serie di pezzi per pianoforte che il grande ‘pesarese’ aveva composto per
intrattenere gli amici quando, ogni domenica, andavano a fargli visita a
Parigi nella sua casa di Passy negli ultimi anni della sua vita. Molte di
queste musiche hanno infatti carattere cari- caturale, come l’Allegro
Grottesco, che Respighi non volle fare a meno di menzionare
nell’intervista di Matteo Incagliati, so- stenendo che «è stato senza dubbio
ispirato come scongiuro alla jettatura di Hoffenbach [sic]
(13)
e facendo poi osservare come la diteggiatura esigesse che il pezzo fosse
suonato con l’indice e con il mignolo soltanto.
Appena in possesso
della tela, Respighi affrontò con insolito ardore la rielaborazione di questi
brani, che sentiva particolarmente vicini al suo spirito e soprattutto al suo
spiccato senso dell’humor, portando rapidamente a termine la magistrale
partitura, che un insigne studioso dei nostri giorni non ha esitato a definire
un capolavoro.i
«L’orchestrazione respighiana è sincronizzata con gli anni ’60»
(14)
—
afferma Vinay, riferendosi al periodo al quale risalgono i Péchés de
vieillesse — «ma non in senso rossiniano bensì in quello Čajkovskiano.
Il trattamento di Respighi elabora i temi in una smagliante veste sonora di
ascendenza Rimskiana con un risultato espressivo complessivo che ricorda
Čajkovskij e Delibes»
(15). È molto interessante, soprattutto, quanto è stato scritto da Fedele D’Amico
sulla partitura di questo balletto e cioè che « ... Respighi, diversamente
da Tommasini, non si limitò a strumentare: incastrò tra loro brani di pezzi
diversi, qua e là replicò o soppresse, eccetera»
(16). Il risultato fu «una meraviglia dal punto di vista del colore [e]
quanto a livello qualitativo un Ravel avrebbe potuto firmare»(17),iafferma l’insigne musicologo.
Un ultimo curioso
episodio sulle musiche di Rossini merita forse di essere menzionato, se non
altro perché inedito e per dimostrare come tra due artisti, appartenenti a
generazioni anagraficamente davvero molto lontane, possano essere insorte
problematiche legate alla proprietà della musica. Infatti, per una remota
circostanza, il conte Rossini, erede di Gioacchino, beneficiò dei diritti
provenienti dalle esecuzioni del balletto nella misura di 1/2... e Respighi
dovette accontentarsi dell’assegnazione di 1/4 quando seppe, dall’agente della
Société des Auteurs et Compositeurs Dramatiques, che le musiche di
Rossini non erano ancora di pubblico dominio e che la legge Berard ne aveva
esteso la proprietà fino al 1923 a causa degli anni di guerra !
La prima rappresentazione del balletto La Boutique
fantasque avvenne all’Alhambra Theatre di Londra il 5 giugno 1919.
Protagonista e coreografo Léonide Massine, affiancato nei ruoli principali da
Lidya Sokolova, Léon Woizikovsky, Stanislas Idzikovsky, Lubev Tchemicheva,
Vera Nerutchinova e Vera Sabina Karsavina. Scene e costumi del pittore e
scenografo francese André Derain (uno dei protagonisti del movimento Fauves
‘selvaggi’, al quale aderì anche il più anziano Matisse). Direttore
d’orchestra Henry Defosse.
Con la Troupe des
Ballets Russes il balletto approdò a Parigi, replicando il grande successo
londinese, e finalmente giunse in Italia, al Teatro Costanti, dove andò in
scena il 10 marzo 1920. Al nuovissimo balletto furono riservate accoglienze al
di sopra di ogni attesa. «Vi sono balletti che hanno un immediato successo,
ma perdono presto l’interesse del pubblico» — scrive Leonardo Bragaglia —
«La Boutique è forse il più singolare esempio: come abbia superato i
migliori prognostici della prima esecuzione, e come resti ancora oggi nel
repertorio delle più grandi Compagnie di Ballo»(18).
Dopo lo
scioglimento della Compagnie des Ballets Russes, a seguito della
scomparsa di Serge Diaghilev, il balletto fu ripreso dalla Compagnia De Basil,
sempre con Massine ed altri elementi provenienti dalla Compagnia dei balletti
russi e con immutato successo. Nel secondo dopoguerra Massine mise nuovamente
in scena La Boutique fantasque (per i Sadler’s Wells Ballet),
che ottenne un grandissimo successo divenendo ben presto il balletto più
popolare della Compagnia.
L’ultima apparizione
ufficiale in Italia fu al Teatro dell’Opera di Roma, il 14 marzo 1982, con la
coreografia originale ripresa da Lorca Massine che fu anche interprete
principale, come il padre Léonide. In questi ultimi anni il balletto è apparso
anche a Milano, in uno speciale adattamento curato dal ‘Teatro degli
Eguali’ (19) per la rappresentazione
nelle scuole. Lo stesso è stato poi rappresentato, nell’ambito della rassegna
Il Teatro dei ragazzi al Teatro Litta, di cui gli ‘Eguali’ fanno parte
come Compagnia stabile.
Ecco la trama: l’azione si
svolge in un negozio di giocattoli di Nizza, a metà del secolo XIX, e si apre
all’inizio di una giornata di lavoro. Il proprietario mostra un gran numero di
giocattoli meccanici a dei clienti esigenti, ed alla fine è costretto a
vendere due danzatori di Can-Can che fino a quel momento aveva sempre
conservato perché molto affezionato. I due clienti sono accontentati, ma
qualcuno è insoddisfatto... Le due bambole, la ballerina e l’innamorato,
vengono imballate in due scatole separate che andranno, rispettivamente, a
Mosca e a New York. Di notte gli altri giocattoli si animano e fanno fuggire
gli amanti. Il padrone del negozio interviene, ma i giocattoli lo scacciano
per fargli comprendere che hanno, anche loro, un’anima.
Potito Pedarra
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(12):
Cfr. Matteo INCAGLIATI, “Un Rossini
ignorato alla luce della ribalta” – Intervista col Maestro Respighi in Il
Giornale d’Italia, 11 gennaio 1920
(13): Ibidem
(14): Così Fedele
D’Amico ai convegni di studi respighiani del 1986.
(15): Cfr. Gianfranco VINAY, Ricognizione del
Neoclassicismo musicale, cit. p.80.
(16): Cfr. Fedele D’AMICO, articolo citato, pag.112.
(17): Ibidem.
(18): Cfr. Leonardo BRAGAGLIA-Elsa
RESPIGHI, Il teatro di Respighi, Roma, Bulzoni, 1980, pag.188.
(19): La Cooperativa Teatro degli Eguali
nasce nel 1976 ma è solo nel 1986 prende gestione formale del seicentesco
Teatro Litta. All’inizio la Cooperativa fa ricerche sul teatro del ‘700,
producendo spettacoli di gran pregio, mentre dal ’98 si trasforma in TeatroStabile d’Innnovazione, come altri teatri della città.
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