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FLESSIBILITA' DEL LAVORO NEL SEGNO DELL'INTERINALITA' 1/2'
l mercato del Lavoro è stato
profondamente riformato dal giuslavorista Biagi, nel segno della flessibilità
e dell'interinalità, al punto che, secondo taluni osservatori, l' Italia oggi
figura ai primi posti nella relativa graduatoria europea.
Prima di formulare giudizi sul complesso articolato della riforma in
attuazione e sulla filosofia efficientistica ad essa sottesa, giova tracciare
a grandi linee il quadro delle innovazioni.
Mentre altre figure di lavoro richiedono ulteriori messe a punto da parte del
Governo o rinviano ad accordi interconfederali, già operative sono le norme
riguardanti part-time, job on call, job sharing,
"lavoro a progetto" e stages estivi.
Si tratta, per lo più, di istituti di matrice anglosassone, dei quali solo il
part-time è da tempo conosciuto e praticato da noi.
Un lavoro a chiamata è il job on call o "lavoro a singhiozzo",
in quanto il lavoratore, contrattualmente obbligatosi a rispondere, attiva
la sua mansione solo al momento della chiamata del datore di lavoro,
percependo a fronte della sua prestazione una retribuzione rapportata alle
ore effettivamente prestate nonché una "indennità di disponibilità", nella
misura stabilita dai contratti collettivi, per i giorni della sua messa in
parcheggio, tra una chiamata e l'altra.
Nel job sharing o lavoro condiviso due o più persone assumono "in
solido" un'unica obbligazione di lavoro nei confronti del datore, nel
senso che gli intestatari del contratto di condivisione possono
autonomamente ripartirsi un lavoro a tempo pieno e suddividersi le personali
e dirette responsabilità dei compiti in due o più fasce orarie .
Infine nel corposo segmento del mercato del lavoro una volta costituito dai
Co.Co.Co., acronimo di " Contratti di Collaborazione Continuativa",
sono stati collocati i lavoratori a progetto, vale a dire le
prestazioni d'opera in cui il lavoratore, senza vincolo alcuno di
subordinazione, accetta la realizzazione di un progetto o programma di lavoro
o di uno stadio di esso, col contributo d'opera prevalentemente o
esclusivamente personale, dopo aver pattuito direttamente con la committenza
modalità, durata, criteri di esecuzione e tempi di riscossione del compenso .
Sorvolando sulle figure spicciole di lavoro, limitrofe con la disoccupazione
vera e propria, è di tutta evidenza che questo quadro di flessibilità appena
abbozzato si traduce in un proprio e vero sprint per il lavoro
interinale: a) le aziende ora possono affittare lavoratori a tempo
determinato non solo nei casi previsti dalla legge e dalla contrattazione
collettiva, ma anche in determinate situazioni di carattere
organizzativo-produttivo b) da adesso in poi i lavoratori possono essere
affittati anche a tempo indeterminato, in virtù della norma concernente
lo "staff leasing" o affitto di manodopera altamente qualificata.
Le aziende, dunque, nella casistica contemplata dall'articolato della relativa
norma, possono attualmente attingere, più largamente che in passato,
manodopera"a termine" dai bacini delle agenzie interinali: al
massimo della flessibilità fa da contraltare il massimo dell' interinalità.
Da un punto di vista meramente aziendalistico, ossia quello di privilegiare l'
"economictà" del momento produttivo al di sopra di qualsiasi altra
considerazione, il "gesso" è stato tolto al mercato del lavoro. Ma
tutto questo come si tradurrà in Italia sul versante del Welfare o sul piano
demografico? Al massimo di flessibilità ed interinalità non corrisponde anche
il massimo di precarizzazione del mondo del lavoro?
Il mercato del lavoro non è (e non è mai stato) un universo omogeneamente
compatto, ma sempre una dicotomia: una parte garantita e tutelata; l'altra, la
restante, quella degli esclusi e dei senza diritti. Come farà, quindi, un
lavoratore a singhiozzo o il collega appartenente alle fasce ancor meno
tutelate, nel contesto di questa riforma, ad accedere ad un
mutuo casa, per default erogato dalle banche solo a chi dispone di un
contratto a tempo indeterminato o di una congrua fideiussione, è un arcano
tutto da capire, non meno misterioso di quello circa le reali possibilità,
lasciate a questi lavoratori, in piena crisi demografica nazionale, di
contrarre matrimonio e portare avanti una famiglia (impresa che, notoriamente,
presuppone sempre un quadro minimo di certezze mensili) o di crearsi una
pensione degna di questo nome.
Potito Coluccelli