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La Comunità Virtuale Ascolana

 LA COMUNITA'  VIRTUALE   ASCOLANA                           1/1                             Û Ü

Il 24 Febbraio 2002  “ASCOLI SATRIANO on Web / Il Portale dei Portali ” entra nelle acque sconfinate  e navigatissime   di Internet  con  due ambiziosi obbiettivi programmatici, solennemente  enunciati nella dichiarazione d’intenti “Ragioni di questo Sito”:
    1) “...assicurare alla propria comunità di origine una “visibilità” Internet, condizione imprescindibile ormai, nel quadro della globalizzazione dell’economia mondiale, per rimanere al passo dei tempi; per promuovere la nascita di un punto di riferimento, un polo di aggregazione delle energie morali, intellettuali,economiche necessarie alla crescita, allo sviluppo; per affrontare al meglio le sfide del futuro”
;

    2) “...far rientrare nella “Comunità Virtuale Ascolana” quanti - costretti ad accettare le dolorose logiche dell’ emigrazione, sia interna, sia estero-comunitaria o, addirittura, transoceanica - desiderano mantenere vivo il legame con la propria Terra, alimentandolo magari alla presenza di un Sito Internet”.

     Sono trascorsi sei anni  e la promessa costruzione, mattone su mattone, è andata faticosamente avanti tra mille difficoltà, ma avanti, crescendo  e sviluppandosi  secondo il suo originario progetto modulare e giungendo alla fase più delicata ed impegnativa della sua esistenza, vale a dire quella che postula da un lato, ai fini dell’avanzamento dell’opera, la contemporanea, contestuale eliminazione di ogni nebulosità e puro velleitarismo dal concetto di “Comunità Virtuale Ascolana”e, dall’altro, il  correlativo radicamento del progetto  in “moenibus” ed “extra moenia”, nel territorio e nel cuore  sia della cittadinanza sia della diaspora ascolane.

       Sugli aspetti della realizzazione pratica di questo ambizioso programma(che non può essere opera di un solo Sito, ma solo di una coralità sinergica d’intenti tra cittadinanza e istituzioni cittadine), ci soffermeremo più avanti, correndo preliminarmente l’obbligo di una delucidazione del concetto di Comunità Virtuale Ascolana”.

        I vecchi maestri della logica antica ammonivano: “Definitio fit per genus proximum et differentiam specificam”. Accolta questa petizione di principio, il problema diventa: “ In quanti sensi è possibile discorrere di “Comunità Virtuale” e in quale accezione è ammissibile, più strettamente, parlare di “Comunità Virtuale Ascolana”? Vale la pena costruire una “Comunità Virtuale”  imperniata sull’emorragia demografica di Ascoli Satriano?

      Una comunità virtuale è definibile come una moltitudine di persone, che, pur fisi- camente  distanti nel tempo e nello spazio, in determinati momenti, avvalendosi delle tecnologie più disparate (o appropriate alla finalità perseguita) riescono, azzerando la materialità delle barriere spazio-temporali, a comunicare, a dialogare tra di loro; a condividere affetti, interessi, patrimoni di valori, tradizioni, passioni, speranze, utopie, problematiche, convenendo temporaneamente o stabilmente in un ambiente materialmente circoscritto o nel ciberspazio, detto pure “spazio virtuale” in considerazione delle sue incommensurabili  potenzialità di comunicazione coniugate ad assoluta assenza di materialità o di presenza personale, fisica.

     Da quest’ottica grandangolare, i membri di istituzioni quali lo Stato e la Chiesa, gli “Spiriti Magni” danteschi, la comunità scientifico-letteraria, gli audiofili, i musicofili, i filatelici, le varie tifoserie e così via rientrano di diritto nella predetta definizione. A volte, anzi, una stessa persona, nell’arco della giornata, partecipa, a vario titolo, a diverse “comunità virtuali: si sente “cittadino”, nel quadro dei “diritti-doveri” che lo legano allo Stato;fedele”, nella condivisione coi propri correligionari della  prospettiva escatologica additatagli dalla confessione di appartenenza; “tifoso”, allo Stadio o davanti alla Televisione; “filatelico”, quando aggiunge un francobollo di raro pregio alla sua collezione, che lo accomuna ai milioni di appassionati e via dicendo.     

    Dove allora il discrimine tra le predette comunità  e quelle attuali e dove la differenza specifica tra queste ultime e la costruenda “Comunità Virtuale Ascolana”?

    Dall’abaco alla civiltà dei Bytes il sapere (o informazione, per dirla col linguaggio dell’informatica) è sempre circolato, mutando il “medium” nel tempo o allineandolo ai progressi della tecnologia: il papiro nella civiltà egiziana; l’abaco e il “volumen” nella civiltà latina; il libro ai tempi di Gutemberg; il floppy disk, il CD-Rom il DVD ai giorni nostri. Sempre, migliorando il “medium”, il vettore, a beneficiarne è l’ informazione nella sua accresciuta velocità di circolazione, con positive ricadute sulla società. Ed è proprio sul piano del medium, il vettore dell’informazione, che emerge, abissale, la differenza specifica tra le comunità virtuali del passato e quelle attuali dell’era Internet. Nell’antichità, infatti, il più grande “server” (contenitore ed erogatore di informazioni) è stata la biblioteca di Alessandria d’Egitto, depositaria, al tempo del suo massimo splendore, di un patrimonio stimato attorno al mezzo milione di volumi (abbraccianti tutti i rami dello scibile), da cui derivavano copie le poche biblioteche sparse nel mondo antico. L’assunzione di un’informazione esigeva lo spostamento fisico, il trasferimento personale dell’interessato, per migliaia di chilometri. Oggi lo scenario della veicolazione delle informazioni è radicalmente mutato: la Terra  è avviluppata da una fitta trama di servers (generalisti o verticalisti) capaci di erogare, in tempo reale e “on demand”, qualsiasi tipo di informazione, sia essa di carattere generale o particolare. Questa prodigiosa ragnatela, Internet, di cui sono “clients” i milioni di computer sparsi in tutto il mondo, fa sì che un qualsiasi evento (da un semplice starnuto alla seduta di un Consiglio comunale, da una processione o sfilata in costume ad un avvenimento agonistico ecc.), ripreso da una videocamera amatoriale o da un comunissimo  telefonino, possa diventare di dominio pubblico mondiale pochi istanti dopo la sua acquisizione, grazie all’invio del materiale digitalmente acquisito  su di un Sito come “You Tube”. L’equazione “Lontano dagli occhi. Lontano dal cuore” non è più vera o, quanto meno, non lo è più nella stessa misura. La lontananza è drasticamente ridimensionata dalla “presenza virtuale”: con una “webcam” o in telefonia VOIP, pur a migliaia di chilometri di distanza, ci si può parlare, guardare in faccia; scambiare gioie, ansie, timori; trovare insieme vie d’uscita a momenti esistenziali particolarmente difficili; continuare  a sentirsi parte viva della propria comunità originaria e del suo patrimonio di tradizioni e di valori.

    Una “Comunità Virtuale Ascolana”, come processo di interscambio comunicativo  tra terra di origine e concittadini emigrati, pertanto, è tecnicamente, vettorialmente, interattivamente possibile. Basta crederci e volerla. L’affermazione è tanto più vera, ove si pensi che, decenni e decenni prima della coniazione del predetto neologismo, soprattutto nell’ emigrazione italiana transoceanica molte ondate di emigranti, originari di uno stesso paese, hanno già funzionato come comunità di mutua e reciproca assistenza. (Continua. Clicca)
 
Assai esemplificativo, infatti, è il caso della statunitense  Roseto Pennsylvania, così chiamata da emigranti rosetani in onore del loro paese di origine, Roseto Valfortore, nel Sub Appennino Dauno. Gli storici fondatori di Roseto Pennsylvania , Nicola Rosato, Giovanni Policelli e Lorenzo Falcone, arrivano nel 1912 in un piccolo borgo della Pennsylvania e, verificate le ottime condizioni di ricettività e di sviluppo dell’ambiente, cominciano col  “passaparola”  a lanciare, ai concittadini lasciati in Italia, sistematici inviti a trasferirvisi, decantandone i vantaggi e le prospettive di integrazione. I concittadini rispondono in massa all’ appello, al punto che le due comunità oggi quasi si equivalgono non solo  per numero di abitanti, ma anche per usi, costumi, tradizioni. Col “passaparola”, infatti, arrivavano concittadini col seme della vite, dell’ulivo e delle altre piante coltivate in Roseto Valfortore. In una parola tutta la cultura contadina della comunità originaria. Ma l’aspetto più originale e stupefacente del fortissimo legame tuttora esistente tra le due lontanissime comunità è il nutrito scambio reciproco di visite in determinate festività dell’anno o in occasione di matrimoni di lontani consanguinei; occasioni queste che, non di rado, fanno sbocciare l’amore tra giovani e ragazze di Roseto Valfortore e i coetanei rosetani di Pennsylvania o viceversa e sfociano in marcia nuziale

     Nel caso della costruenda “Comunità Virtuale Ascolana” il quadro non è altrettanto idilliaco. Molte occasioni sono state sprecate e riannodare i rapporti con tutte le direttrici presenti nell’ampio ventaglio dell’emigrazione ascolana non è impresa agevole o sempre possibile, tenuto conto che gli insediamenti transoceanici dei nostri concittadini, stando alla tradizione orale, non hanno mai raggiunto nulla di comparabile con Roseto Pennsylvania. Tuttavia non è da escludere che spulciando nel “Wall of Honor”  di Ellis Island (il Monumento in Onore degli Immigrati) o nel “data base” dell’omonima Fondazione (Ellis Island Foundation,  www.ellisisland.org ) qualche piccola concentrazione possa saltare fuori. Analoga ricerca, con speranza di maggior successo, andrebbe condotta sul piano della emigrazione interna, segnatamente il “Triangolo Industriale”, Milano, Torino, Genova e rispettivi “hinterlands”. Ma l’importante oggi è prendere coscienza della problematica, per non ripetere gli stessi errori del passato. Nell’era della globalizzazione, sotto il profilo economico-demografico, molte situazioni sono mutate e molti fenomeni di travaso di risorse umane sono trapassati nell’inversione di tendenza o nell’innalzamento del livello qualitativo dell’emigrazione. L’Italia, la grande proletaria degli inizi del Novecento, non alimenta più grandi masse di immigranti verso il Nord America, il Sud America o l’Australia: attualmente la nostra Patria è diventata importatrice di manodopera comunitaria ed extracomunitaria. E anche la stessa città di  Ascoli, quarto comune in provincia di Foggia per estensione territoriale, è diventata importatrice di manodopera comunitaria (Polacchi, Slavi) ed extracomunitaria. Ma al di sotto di questo macroscopico flusso demografico predominante persistono fiotti sotterranei minoritari  verso il Nord Italia e all’interno della Comunità Europea o verso gli Stati Uniti (per master postuniversitari). Si tratta, in effetti, di un flusso migratorio di quadri intellettuali e professionistici e di un più corposo stuolo di persone alfabeticamente informatizzate, disponibili al lavoro di “data entry”, porticina di ingresso ad un futuro migliore. C’è anche un processo inverso che muove dagli ambienti dell’emigrazione ascolana ed interessa soprattutto il mercato immobiliare. Ne sono spia la nascita delle nuove agenzie che curano il comparto. E’ di qui che occorre partire per la costruenda “Comunità Virtuale Ascolana” con una seria, scientifica analisi statistica “socio-demografica”, che intercetti alla fonte i processi microscopici  in corso, non trascurando il menzionato processo macroscopico predominante. Occorre anche, “a latere” di questa indagine, una cultura dell’accoglienza (o se si preferisce della lungimiranza). Nella città di Atene esisteva la figura del “prosseno”(pro-xènos), cui era delegato il compito di fare gli onori di casa allo straniero ed esperire la possibilità di entrare in rapporti di scambio commerciale

    Ma ancor prima di avviare le predette ricerche, a nostro modesto avviso, sarebbe assai opportuno che l’Amministrazione Comunale ed il Centro Polivalente di Cultura organizzassero una tavola rotonda per la migliore messa a fuoco della problematica. I tempi ci sembrano maturi per indirla: nel cyberspazio ascolano sono spuntati diversi siti, espressione di puro volontariato. Ed il volontariato, è risaputo, è il migliore collante di ogni realizzanda impresa  sinergica, quale, appunto, è quella richiesta dalla costruenda “Comunità Virtuale Ascolana”.
     
Infine, in ordine all’ultimo quesito, se valga o meno dar vita alla costruzione di una “Comunità  Virtuale Ascolana”  imperniata sull’emorragia demografica di Ascoli Satriano, la nostra risposta non può essere che nettamente affermativa, per le considerazioni che ci accingiamo ad esplicitare. Chi pensasse che, con i nostri concittadini emigrati o con i loro discendenti, tutto ormai sia irrimediabilmente compromesso, sbaglierebbe di grosso. Almeno tanto quanto chi affermasse che, reciso il cordone ombelicale, cessano i rapporti tra madre e figlio, tra terra di origine ed emigranti o figli di emigranti: il cordone ombelicale viene reciso, ma per tutta la vita rimane in pancia l’ombelico, a ricordare il profondo rapporto d’amore con la madre. E’ a tutti noto che il Dr. Cocozzello senior, dopo una vita professionale interamente spesa negli Stati Uniti, ha voluto rientrare in mezzo a noi. Un Coluccelli italo-americano, qualificatosi come “phycician”(medico), sapendo che il genitore era originario di Ascoli, ha scritto una bellissima lettera, tutta rigorosamente in Inglese, senza una sola parola italiana, per avere notizie intorno alla Terra del padre e ai parenti. La telemachia, la ricerca del padre, e la “Georeferenzialità” (di cui oggi si fa un gran parlare e largo uso grazie allo scaricamento di mappe dal GPS incorporato nei telefonini) sono non solo paradigmi eterni, ma bisogni assai diffusi nel nostro tempo globalizzato e negli ambienti dell’ emigrazione. Una “Comunità Virtuale”, dunque, può diventare il terminale naturale di questi profondi bisogni.
     Un ‘ultima considerazione: ove la costruenda
“Comunità Virtuale Ascolana” non attingesse tutti i risultati sperati, rimarrebbe pur sempre, come valore aggiunto d’impresa, una grossa esperienza di promozione di quella auspicata e ventura “cittadinanza digitale” , aperta a forme sempre più avanzate di democrazia partecipata e non meramente rappresentativa.

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